La bocciatura del TAR del Lazio della “riforma dei musei” e le regole della democrazia

La recente bocciatura del TAR del Lazio della “riforma dei musei” del ministro Dario Franceschini ha scatenato polemiche e prese di posizioni intransigenti, a favore o contro.

Come spesso accade in Italia dopo le sentenze, le critiche, positive e/o negative, si rivolgono soprattutto nei confronti della magistratura e non delle norme di legge applicate.

E’ questo il caso della bocciatura del TAR del Lazio, che non ha fatto altro che applicare le norme di una legge del  2001, che afferma molto chiaramente che i posti della dirigenza pubblica sono riservati a chi ha la cittadinanza italiana.

Forse è una legge non del tutto positiva, nella considerazione che, facendo parte dell’Unione Europea, i limiti di cittadinanza dovrebbero essere a livello continentale. Ma se la legge dice il contrario, la magistratura non può esimersi dall’applicarla.

Leggendo poi nel merito della sentenza si evince che, oltre al problema della cittadinanza, il TAR ha bocciato i criteri di selezione dei candidati, giudicati troppo affrettati e svolti a porte chiuse. Questo sarebbe molto grave. Pare che la commissione giudicatrice abbia avuto circa nove minuti per leggere e valutare ogni curriculum e quindici minuti per il colloquio che decideva la scelta dei direttori dei maggiori musei italiani. Tutto ciò insospettisce.

Mi meravigliano e trovo quindi ingiustificate le reazioni dei ministri Franceschini ed Orlando e del leader del PD Renzi, che afferma indignato: "Non abbiamo sbagliato perché abbiamo provato a cambiare i musei: abbiamo sbagliato perché non abbiamo provato a cambiare i Tar!".

A questo punto da cittadino mi pongo alcune domande: perché approvare una riforma che palesemente si scontra con le norme vigenti, giuste o sbagliate che siano? Se ritenute non idonee, perché non modificarle prima di approvare la riforma? Viene da pensare che chi l’ha scritta non conoscesse sufficientemente le leggi.

Che piaccia o no, sono queste le regole della democrazia, così come ne rimane un caposaldo la divisione tra il potere legislativo e quello esecutivo.

Il nostro paese ha bisogno di riforme, ma debbono essere fatte secondo le norme di legge. L’Italia non ne esce certamente bene se il TAR del Lazio boccia la riforma Franceschini e  prima ancora  il Consiglio di Stato e la Corte Costituzionale sono dovuti intervenire sulla riforma Madia. Ma soprattutto non è più accettabile che le responsabilità, i rallentamenti  ed i danni causati dai bizantinismi e dalle incongruità legislative, siano sempre e comunque addebitate ai giudici, che devono solo rispettare e far rispettare la legge.

La mia non è una difesa dei magistrati, ma un’accusa ai diversi parlamenti che, nonostante le promesse e le buone intenzioni proclamate, non hanno mai realmente  semplificato e ripulito l’enorme massa di leggi e leggine che ingolfano, frenano e molto spesso bloccano non solo  le riforme pubbliche, ma soprattutto le attività dei cittadini.

Giorgio Massignan
VeronaPolis