L' Alfa(gia)no bifronte

La legge sulla tortura per ora non si farà. Lo ha deciso il ministro Alfano, uno dei paladini per la difesa della vita e della persona quando si parla di famiglia, maternità e aborto. E' incredibile come un ministro che si ammanta sempre della bandiera della cattolicità e del rispetto della vita e della persona si dimentichi di tutto ciò nel caso della tortura. Pensare che avremmo dovuto solo rispondere ed adeguarci ad una direttiva europea. Nulla di strano, nulla di eccezionale, dunque.

La posizione dell'Alfano arriva in occasione dei 15 anni dai fatti del G8 di Genova, dell'uccisione di Carlo Giuliani e della mattanza di Bolzaneto.

Secondo me non è un caso ma un segnale politico ben preciso che il ministro dell'interno dà a tutte quelle forze reazionarie che si annidano nei moltissimi meandri dei corpi dello Stato. Quella di Alfano è una dichiarazione di impunità rivolta sia al passato che al futuro.

Non può essere che una decisione di questo genere, decisione di etica e di sostanza, venga lasciata nelle mani di uno che rappresenta poco o nulla.

Mi attendo reazioni indignate contro Angelino Alfano da parte della Curia Romana, anche da quella veronese, e mi aspetto che il presidente del Consiglio e la sua maggioranza pretendano ed impongano il rispetto della direttiva europea in caso di tortura. Sempre se vogliamo continuare a chiamarci Paese Civile, sempre che i nostri riferimenti non siano il premier turco Erdogan o i governi fascisti di Pinochet o Videla.