Incinta le chiedono di pagare il suo sostituto o dimettersi

Girare l’assegno di maternità dell’Inps all’azienda o rassegnare le dimissioni. Questo l’aut aut posto ad una ragazza incinta di pochi mesi dalla titolare dell’azienda in cui lavora. Surreale. Eppure questo è quanto è accaduto in una piccola azienda artigiana del settore cartografico della Marca trevigiana. La giovane lavoratrice ignorava del tutto la tutela offerta dalla legge.  è stato l’intervento della Cgil di Treviso a far scoprire alla giovane donna quali erano i suoi diritti e che quella dell’azienda non era un’ipotesi accettabile. 

Nicola Atalmi, della segreteria della Cgil, ha chiesto subito un incontro con l’artigiano e come prevedibile «La storia ha avuto un happy ending, l’azienda assumerà un sostituto che pagherà mentre la maternità sarà, come da prassi, sostenuta dall’Inps. La cosa che mi ha sorpreso di più è che la lavoratrice non fosse scandalizzata, lo trovava semplicemente strano».
«Il suo contratto di apprendistato – spiega Atalmi -, concluso il periodo di prova, le dava il diritto alla maternità ma lei non lo sapeva. E non è un caso unico. Titolari che avanzano richieste inaudite, non solo nei casi di maternità, e pensano che tutti i ragazzi siano disperati al punto da considerare un’opportunità di lavoro come un favore. Chiedono al dipendente di licenziarsi volontariamente per non sostenere ulteriori spese. Ma vengono da noi giovani bisognosi di una massiccia educazione civica sui diritti e sul lavoro. La ragazza in questione non sapeva che una donna incinta non può essere licenziata ed è francamente inaccettabile».