Il teatro si fa in tre, aspettando Godot

La settimana del Festival della bellezza ha presentato tre forme di teatro, diverse l'una dell'altra, tutte di grande qualità.

Lunedì sera è stata la volta di Alessandro Bergonzoni che ha portato nel Teatro romano gremito la bellezza attraverso lo spettacolo Mai mera. Attore? Comico? Scrittore? Bergonzoni è artista e artigiano, che fa arte (e bellezza) con la parola, costruendo e decostruendo, stravolgendo, aggregando, scomponendo e dando nuova forma all'espressione. Raffinato eloquio, ironico e intelligente sorprende con i suoi giochi linguistici che si susseguono a catena, a partire da bello/a per arrivare a parlare di attualità, di Olivetti e Ferrero, di festival, arte, cultura.

Martedì sale sullo stesso palco del Teatro romano Massimo Cacciari per un altro teatro, quello di Samuel Beckett e del tempo sospeso: una lezione sul teatro, sul drammaturgo irlandese massimo esponente del teatro dell'assurdo, premio Nobel per la letteratura nel 1969. Il tempo dell'attesa, il tempo dell'inerzia, il tempo senza tempo: un aspettare senza scopo, senza azione, una disperazione dell'attesa, un'infelicità che diventa addirittura comica come in Aspettando Godot, uno dei testi più tragici e più comici della letteratura contemporanea.

Due momenti di danza per aprire e chiudere l'incontro, splendidamente interpretati dal Elisa Solieri: “Prima danza. Dopo pensa. E' l'ordine naturale delle cose”, citando Beckett.

Mercoledì, sotto una pioggia insistente, Fabrizio Gifuni interpreta Albert Camus. Con un  abito di lino bianco Gifuni si tramuta in Meursault, l'impiegato di Algeri protagonista de Lo straniero di Camus. Lo spettacolo inizia in notevole ritardo, sperando che la pioggia dia tregua (gli organizzatori esitano, tentennano). Il pubblico che resiste all'attesa, ricorda Gifuni la scorsa estate con il monologo dedicato a Carlo Emilio Gadda e sa che quando l'attore sale sul palco il resto del mondo sparisce, pure la pioggia. I cancelli si aprono poco prima delle 22,00 e lo spettacolo ha inizio. Gifuni trasforma e si trasforma, accompagnato da GUP Alcaro ai suoni: porta gli spettatori ad Algeri nel 1942, sulle orme di Meursault e del suo dramma. In platea nessuno si nuove, nessuno fiata, sguardo fisso sull'attore, orecchie attente. La pioggia imperturbabilmente continua a cadere.

Giovedì sera, appuntamento con Vittorio Sgarbi e il suo Caravaggio.

Roberta Camerlengo