Il reddito di cittadinanza e il Veneto di domani

Lettera aperta del consigliere regionale veneto del Movimento 5 Stelle Jacopo Berti

Scrivo questa lettera, cogliendo l'occasione fornita dall'assessore regionale alla Formazione Elena Donazzan durante il suo intervento di mercoledì al meeting di Rimini.

L'assessore ha detto “In Veneto non sentirete mai parlare di reddito di cittadinanza”. In realtà, tutti ne hanno già sentito parlare, perché si tratta del primo punto del programma del M5S, che sponsorizziamo anche a livello regionale. Ovviamente quella dell'assessore era un'iperbole, per dire che la Giunta non prende neanche in considerazione questa misura, che loro ritengono di “assistenza”.

Scrivo dunque per chiarire alla Donazzan e soprattutto ai cittadini cosa sia il Reddito di cittadinanza proposto dal M5S e per descrivere la nostra idea di Veneto, dal punto di vista del lavoro e dell'inclusione sociale.

L'Italia ed il Veneto che vogliamo è una terra dove chiunque, dotato di determinazione e voglia di lavorare ce la possa fare, dove la politica non è un giocatore in campo, ma solo l'arbitro che lascia i cittadini liberi di "giocarsela".

Oggi la politica dei bonus e delle sovvenzioni ha completamente drogato il nostro sistema imprenditoriale, uccidendo la meritocrazia e premiando il clientelismo. Chi è più amico del potente di turno riesce ad accaparrarsi il finanziamento, e il merito viene derubricato ad un minus. 

Il clientelismo sistematico uccide la sana competizione e nobilita i lacchè, aprendo la strada alla fuga di cervelli.

Per me la politica deve pulire il sentiero per lasciare camminare chi ha voglia di farlo, deve dare ai volenterosi tutti gli strumenti di cui hanno bisogno per avere successo. Le società considerate le più avanzate al mondo sono quelle dove l'ascensore sociale è maggiormente attivo, ed oggi da noi è completamente bloccato: siamo un paese dove il parametro più importante è l'appartenenza familiare, alla stregua delle caste indiane, impermeabili alla meritocrazia (fonte: rapporto AlmaDiploma 2016).

Il problema è quindi che oggi i giovani, le menti della nostra regione, sono tappate dall'alto e contemporaneamente la lastra di ghiaccio sotto i loro piedi è sottilissima. A queste condizioni, come si può pretendere che i giovani vogliano mettersi in gioco?

Tutti dobbiamo avere la possibilità di farcela nella vita, ma dobbiamo avere anche la tranquillità di poter fallire e sapere che nessuno finirà a rovistare nei cassonetti. Questo è il messaggio del Reddito di Cittadinanza. Nessun cittadino dovrà vergognarsi di averci provato e aver perso, perché nel paese che noi vogliamo nessuno deve rimanere indietro.

Nessun assistenzialismo, nessun aiuto gratuito, bensì politiche attive del lavoro che diano a tutti la possibilità di reinserirsi nel circuito lavorativo.

Ecco infatti come funziona il nostro reddito di cittadinanza. Quelle del Reddito di cittadinanza sono somme mirate a tirar fuori dalla soglia di povertà le famiglie e i singoli che vi si trovano, per esempio: 1 persona ha diritto a percepire un reddito di 780 euro; un nucleo familiare composto da 3 persone avrà diritto a percepire un minimo di 1.248 ed un massimo di 1.560 euro.

Non sono cifre che arricchiscono, ma sono somme che ci permetteranno di non vedere più cittadini veneti che rovistano nella spazzatura. Queste scene sarebbero barbarie di un passato da dimenticare. La povertà sarebbe illegale, sparita, sconfitta.

A differenza della proposta di paesi benestanti come la Svizzera, che non prevede alcun obbligo per ricevere il reddito e che potremmo definire “assistenzialismo”, quella del M5S prevede diversi obblighi collegati alla continua formazione e ricerca del lavoro che se non rispettati fanno perdere il diritto al reddito.

Per beneficiare del Reddito di cittadinanza il soggetto deve svolgere una formazione mirata fornita dai centri per l'impiego e deve partecipare ai colloqui di lavoro procurati. Se il soggetto rifiuta nell'arco di tempo riferito al periodo di disoccupazione più di tre proposte di impiego perde il diritto al Reddito di cittadinanza (Art. 12 della nostra proposta di legge). Nel frattempo deve visitare regolarmente il centro per l'impiego, dando le prove della sua attività di ricerca lavoro. Deve inoltre partecipare a progetti organizzati dal Comune, fornendo così un piccolo contributo a favore della collettività. Inoltre, il reddito di cittadinanza prevede anche incentivi e benefici per le aziende, i lavoratori e per creare impresa.

Quando parliamo di Reddito di cittadinanza parliamo di lavoro quindi, non di assistenza.

Il Veneto ha bisogno del Reddito di cittadinanza? E' la Regione a darci i dati, lascio rispondere a loro: il Defr rivela che 800 mila veneti vivono oltre la soglia di povertà o ai limiti degli standard della società moderna. Il rischio di povertà o di esclusione sociale riguarda addirittura il 16,1 per cento della popolazione veneta. La crisi sta colpendo in particolar modo le famiglie numerose, quelle con tre o più figli a carico: per questa fascia il rischio di esclusione sociale o povertà aumenta addirittura fino al 38,7 per cento.

Lavoro è dignità, i sussidi sono carità. Io dico no agli aiuti tout court, ma voglio che a tutti sia data la possibilità di rientrare nel circolo virtuoso del lavoro se nella vita è inciampato. Solo così facendo potremo riattivare quell'ascensore sociale che è la base di una società che voglia definirsi tale.

Jacopo Berti
Consigliere regionale veneto Movimento 5 Stelle