Il Lavoro per la Democrazia

La Manifestazione Nazionale organizzata da CGIL CISL UIL, per il 22 giugno prossimo a Roma rappresenta un momento per le Confederazioni Sindacali di Verona delle tre Organizzazioni per ribadire, anche in senso locale, la necessità che il LAVORO torni a essere argomento centrale nel confronto Sociale e Politico nella nostra Provincia.

L’emergenza Lavoro è diventata un elemento di preoccupazione anche nella provincia di Verona, dove la crisi economica, che dura da quasi sei anni, ha in pratica cancellato interi comparti produttivi:

•             l’artigianato del mobile nel territorio dei Comuni della Bassa Veronese;
•             parte della produzione lapidea;
•             le Costruzioni;
•             ll Metalmeccanico, il Termomeccanico; Produzione di Impianti; in modo trasversale tra piccole, medie e grandi aziende, alcune di questo patrimonio storico del Territorio veronese;
•             la Grafica e l’Editoria;
•             il Tessile e Chimica, in particolare per le attività connesse all’edilizia.

Nel 2012 nella provincia di Verona, ci sono state oltre 11.000 interruzioni di rapporto di lavoro (di cui quasi 4.800 per procedure di mobilità ai sensi della legge 223/91, gli altri invece per procedure individuali o non conferme di contratti a termine o atipici), oltre 5.038.370 ore tra cassa integrazione ordinaria e straordinaria, 3.617.228 ore di cassa integrazione in deroga; fonte dati: Veneto Lavoro.)

Diventa quindi relativamente facile comprendere, come il tema del rifinanziamento degli ammortizzatori sociali, in particolare quelli in deroga, che dal 2013 non possono utilizzare le risorse del Fondo Sociale Europeo come copertura, sia una delle priorità ineludibili dell’azione congiunta delle Confederazioni Sindacali in questo momento.

Altrettanto importante diventa poi il tema della mancanza di lavoro e la conseguente disoccupazione, in particolare quella giovanile, con punte anche nel territorio veronese oltre il 20%, che assieme ai disoccupati over 50 (lavoratrici e lavoratori espulsi dal sistema produttivo) e agli esodati, che sono stati privati sia del lavoro che dell’approdo alla pensione, per gli effetti di una riforma realizzata con il solo occhio all’equilibrio dei conti finanziari, vengono posti ai margini del contesto sociale con pregiudizio della stessa pace sociale.

Sulle politiche del lavoro vanno altresì attivate tutte le necessarie sinergie con gli altri soggetti preposti, anche al fine di garantire un vero governo del mercato del lavoro (è noto che molte competenze fanno capo alla provincia), un sistema a rete nel campo della formazione permanente che è condizione necessaria e imprescindibile non solo per agevolare l’accesso dei giovani nel mondo del lavoro, ma anche per uomini e ancora più per donne che si ritrovano nella necessità di una ricollocazione nel mercato del lavoro a seguito di crisi aziendali o di settore.

La formazione professionale strutturata e diversificata per i giovani che si affacciano al lavoro e la riqualificazione professionale per i lavoratori espulsi dalle aziende, deve essere assunta come una priorità nelle politiche di aggressione di questa crisi. Manca sicuramente un sistema capace di dare risposte all’altezza della domanda e di questo le istituzioni hanno delle grosse responsabilità. I continui tagli alla spesa pubblica hanno ridotto le risorse proprio verso un capitolo che, invece, necessita di investimenti. O si torna ad investire sulla formazione oppure non c’è futuro per i giovani. Stessa cosa vale per i non più giovani che senza una professionalità richiesta dal mercato perdono il lavoro.

Diventa indispensabile poi definire più strumenti di contrasto alla povertà e il finanziamento della non autosufficienza, serve intervenire sulla riforma dell'IMU esonerando solo i possessori di un'unica abitazione, con un tetto riferito al valore dell'immobile, così come è necessario correggere le iniquità della legge Fornero sulle pensioni, prevedendo percorsi di accesso alla pensione, differenti tra tipologie di mestieri, con particolare attenzione verso il lavoro usurante.

Sono in crescita esponenziale i nuovi poveri, che si presentano nelle sedi Sindacali, alla ricerca di un aiuto, spesso di un lavoro, di un sostegno economico ma anche psicologico, questa è la conseguenza del degrado, spesso silenzioso in cui anche la realtà veronese sta’ irreversibilmente andando incontro.

C’è bisogno di risposte da parte delle istituzioni ma anche della amministrazioni pubbliche, che devono essere più attente e più attive, nella salvaguardia del tessuto produttivo locale. Tessuto produttivo non equivale a tessuto economico. Non sono uguali aziende che producono un volume di ricchezza simile ma che utilizzano un numero di lavoratori ben diverso. Un centro commerciale non equivale ad un sito manifatturiero. E le politiche delle Amministrazioni Locali non possono limitarsi a valorizzare aree economiche commerciali, pensando che questo sia un modello occupazionale sostitutivo di quello che è stato cancellato dalla crisi.

Ridurre le imposte che gravano sul lavoro dipendente, sui pensionati e sulle imprese che faranno assunzioni nel prossimo biennio sono elementi indispensabili per tentare di riavviare il ciclo economico e invertire il declino degli ultimi anni.

Per favorire crescita ed equità il Governo deve realizzare una progressiva ed organica riforma fiscale che combatta l’evasione, riduca il prelievo fiscale sui redditi da lavoro dipendente e da pensione, che riequilibri il peso tra Irpef, consumi, patrimoni immobiliari e finanziari e che sostenga la famiglia.

Le risorse non devono essere solo quelle che si recuperano dall’illegalità. La provincia di Verona è infatti stata per anni ai vertici della ricchezza nei dati Regionali e Nazionali quindi, compito dei Comuni e delle Amministrazioni in un’auspicata revisione del patto di stabilità, è ora quello di utilizzare tutto quello che si hanno a disposizione, intervenendo sia sulla manutenzione di patrimonio, strade e territorio, sia sulla valorizzazione dei beni culturali e storici, che sono motori economici formidabili (ad. Esempio la Stagione Lirica Areniana).

Compito degli Imprenditori invece, quello di credere ancora nella loro capacità di competere sui mercati, investendo nelle proprie attività o impegnandosi nei campi in espansione ad alto contenuto tecnologico o qualitativo dei prodotti, senza perseguire la facile via della delocalizzazione pensando che oggi abbassare il costo del lavoro sia l’unica via per restare competitivi nel mercato globale.

Il Comune, come soggetto pubblico, deve operare insieme agli altri livelli istituzionali e con le parti sociali per promuovere iniziative finalizzate a contrastare la precarietà del lavoro, per garantire la qualità ma soprattutto la sicurezza.

Occorre sviluppare un ragionamento condiviso in materia di appalti ed esternalizzazioni di servizi pubblici, evitando la logica degli appalti al massimo ribasso perché questo meccanismo non solo non permette di avere servizi di qualità, ma di fatto, non mette le imprese serie nella condizione di poter competere con quelle che operano al limite della legalità, e lo fanno a scapito dei lavoratori e delle lavoratrici non solo in termini di mancato rispetto delle norme di legge e dei contratti di lavoro, ma soprattutto in materia di sicurezza.

Va aperto inoltre un confronto tra le Parti Sociali a livello veronese, cui non può restare estranea la Politica con le sue articolazioni e presenza nelle Amministrazioni, per affrontare e risolvere il paradosso di imprenditori che delocalizzano, impoverendo l’economia e creando recessione e disoccupazione, deprimendo i consumi, producendo una spirale negativa di sfiducia verso il futuro.

Vorremmo avviare una discussione che possa, attingendo a risorse locali, definire una politica industriale che rilanci le produzioni, valorizzando le imprese che investono in innovazione e ricerca e che salvaguardano l'occupazione e le competenze sul territorio.

Il coinvolgimento delle Forze Sociali e Produttive in un’attività di programmazione dello sviluppo territoriale, diventa condizione indispensabile per avviare nel breve periodo ad una inversione di tendenza alla decrescita economica che stiamo affrontando, puntando al rilancio del settore industriale, attraverso processi di riconversione produttiva nell’ottica della cosiddetta economia “verde”.

Il rilancio del settore industriale passa dalla ripresa del settore edile, privilegiando gli interventi di recupero/messa in sicurezza di edifici pubblici e privati (a partire dalle scuole), dalla riqualificazione di aree degradate esistenti nel territorio, dalla definizione di un piano di edilizia economica popolare (vedi punto 2).

Occorre razionalizzare e rivedere, in tale contesto, anche il piano degli insediamenti commerciali (coinvolgendo i comuni limitrofi )evitando, per il futuro, l’eccessiva concentrazione di centri commerciali nella stessa area, privilegiando la creazione di mercati comunali per un più efficace controllo della dinamica dei prezzi.

Bisogna realizzare, previo confronto con le parti sociali e con i soggetti istituzionali interessati, il riordino del sistema del trasporto pubblico locale, puntando sulla razionalizzazione delle linee, collegamenti più frequenti ed estesi con i comuni limitrofi per ridurre sensibilmente il traffico privato da e per la città, sviluppare un sistema di trasporto pubblico di massa, evitare la consueta drastica riduzione del servizio di TPL in concomitanza con la chiusura delle scuole.

Un altro fronte su cui riteniamo quanto mai importante concentrarsi sono le infrastrutture (aeroporto - ferrovia - strade - servizi) di cui il territorio veronese non può fare a meno in futuro. Sono richiesti ingenti investimenti nel medio e lungo termine, ma non ci sono alternative per offrire tutte quelle opportunità di sviluppo che il territorio richiede; non ci si può permettere di essere tagliati fuori dal grande business che il turismo proveniente dai Paesi in via di sviluppo saprà offrire nei prossimi anni.

La riduzione dei costi della politica, è un altro dei temi che poniamo alla discussione con il Governo e i Partiti, come condizione necessaria per avere buone istituzioni e buona politica. Si tratta, da un lato, di riordinare e semplificare l'assetto istituzionale ed amministrativo del Paese, seguendo quanto già fatto dagli altri partner europei e, dall'altro, di tagliare con decisione gli sprechi e i privilegi che non sono compatibili con l'efficienza e la buona amministrazione.

Qui ci duole rilevare, come invece la riduzione dei costi della politica e della pubblica amministrazione significhi, anche a Verona, esternalizzazioni e cessioni di attività a soggetti terzi in una logica di riduzione del costo del lavoro, senza attenzione alla qualità dei servizi che vengono mantenuti e garantiti ai Cittadini veronesi.

In questo senso, a livello nazionale, chiediamo di prorogare i contratti precari nella Pubblica Amministrazione e nella Scuola in scadenza, perché si tratta spesso di lavoratori che da anni lavorano nel proprio posto di lavoro, considerando che non sono lavoratori inutili e che le Amministrazioni per continuare ad operare dovrebbero sostituire.

Anche il buon lavoro deve essere perseguito, è noto che proprio nei momenti di crisi sul mercato trovano spazio una serie di soggetti che sfruttando la debolezza dei lavoratori impongono condizioni che impediscono alle persone di pretendere il rispetto dei loro diritti. Assistiamo anche nella nostra provincia, all’assunzione di persone come soci-lavoratori in cooperative spurie, (ma non sono altro che normalissimi dipendenti) a loro vengono applicati contratti e regole che abbassano di fatto il costo della manodopera a livelli insostenibili per qualunque altra cooperativa o azienda seria e rispettosa delle regole che si vede tagliata fuori dalla competizione.

La conseguenza di tutto ciò, a cui assistiamo quasi inermi, è il grave danno sociale che producono queste cooperative spurie, che nascono e muoiono di continuo, lasciano dietro di loro mancati pagamenti dei contributi sociali (INPS e INAIL) e delle imposte all’erario.

La grave crisi economica e finanziaria impone alle parti sociali e ai soggetti istituzionali la messa in campo di strategie a medio-lungo termine e di provvedimenti per il sostegno al reddito delle famiglie, in grado di rilanciare l’economia territoriale, migliorare la qualità della vita delle persone e della coesione sociale e progettare lo sviluppo del territorio prestando la dovuta attenzione alla sostenibilità ambientale.

Queste sono le scelte che come Confederazioni Sindacali Veronesi riteniamo di poter presentare in assonanza con la discussione nazionale, anche in sede locale, per arrestare la caduta del sistema produttivo e fare ripartire la crescita creando nuove opportunità di lavoro.

Investimenti, redistribuzione del reddito, ripresa dei consumi sono le condizioni essenziali per sostenere la nostra economia, sapendo che i lavoratori dipendenti hanno pagato un prezzo altissimo in questa crisi, e che da loro non ci si può aspettare un’ulteriore disponibilità a sacrifici pena la rottura del patto di coesione sociale che regge il nostro contesto sociale.

CGIL  - CISL  -  UIL
di VERONA

CHIEDIAMO UNA CONFERENZA PROVINCIALE SUL  LAVORO CON IL PREFETTO L’AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE E TUTTI I SINDACI DELLA PROVINCIA DI VERONA