Il Grande Teatro al Nuovo con Marco Baliani e Stefano Accorsi

A inaugurare, martedì 10 novembre alle 20.45 al Nuovo, la trentesima edizione della rassegna Il Grande Teatro è lo spettacolo Decamerone vizi, virtù, passioni liberamente tratto dal Decameron di Giovanni Boccaccio (1313-1375), con Stefano Accorsi e con la regia e l’adattamento di Marco Baliani. L’allestimento dello spettacolo è di Nuovo Teatro mentre la rassegna è organizzata dal Comune di Verona e dal Teatro Stabile del Veneto - Teatro Nazionale con Unicredit come main partner e con il contributo della Provincia di Verona.

Ascolta Marco Baliani e Stefano Accorsi presentare lo spettacolo.

Il sipario, in questo attesissimo Decamerone, si apre su un carro-furgone, casa e anche teatro della compagnia che mette in scena lo spettacolo. Proprio dal carro prenderanno corpo gli elementi scenografici per la messa in scena di sette suggestive novelle del Decameron. L’entusiasmo che anima gli attori deve però fare i conti con le scarse risorse materiali. Per sopperire ai disagi, la compagnia farà leva sulla propria inventiva e ogni attore interpreterà più ruoli.

Da sempre ci sono storie che possono rendere il mondo meno terribile, e allontanare così, per quanto momentaneamente, l’”alito” della morte. Per questo nel Decameron ci si sposta da Firenze verso la collina e lì si principia a raccontare. «Abbiamo scelto di raccontare alcune novelle del Decameron di Boccaccio – dice Marco Baliani – perché oggi a essere appestato è il nostro vivere civile. Percepiamo i miasmi mortiferi, le corruzioni, gli inquinamenti, le mafie, l’impudicizia e l’impudenza dei potenti, la menzogna, lo sfruttamento dei più deboli, il malaffare. In questa progressiva perdita di un civile sentire, ci è sembrato importante far risuonare la voce del Boccaccio attraverso le nostre voci di teatranti. Per raccontarci storie che ci rendano più aperti alla possibilità di altre esistenze, fuori da questo reality in cui ci ritroviamo a recitare come partecipanti di un globale Grande Fratello. Perché anche se le storie sembrano buffe, quegli amorazzi triviali, quelle strafottenti invenzioni che muovono al riso e allo sberleffo, mostrano poi, sotto sotto, il mistero della vita stessa o quell’amarezza lucida che – conclude Baliani – risveglia di colpo la coscienza».

Lo spettacolo è sicuramente all’insegna del “pensare positivo”: da una parte Boccaccio che col Decameron (scritto tra il 1349 e il 1353) intendeva dimostrare che è possibile rialzarsi da qualunque disgrazia, proprio come fanno i dieci giovani reagendo alla peste che si abbatte su Firenze nel 1348 e che, tra il 1347 e il 1353, uccide quasi venticinque milioni di persone in Europa, circa un terzo della popolazione. Dall’altra Marco Baliani, Stefano Accorsi e Marco Balsamo che col loro progetto Grandi italiani stanno portando in scena Boccaccio e l’Ariosto (Orlando furioso) e presto si cimenteranno col Principe di Machiavelli. «Per mostrare, con l’arte della scena, che la bellezza delle loro creazioni – sostengono – è un tesoro inestinguibile, a doppio filo legato a quell’altra beltà che è il nostro paesaggio italiano e le nostre opere d’arte». Boccaccio è sicuramente uno dei pochi letterati italiani di rilevanza europea. Amico del Petrarca (che aveva nove anni più di lui) e grande estimatore di Dante (si deve al Boccaccio l’aggiunta dell’aggettivo “divina” a Commedia), l’autore del Decameron fu anche, sessantenne, un appassionato lettore del capolavoro dantesco: lo fece per un anno intero, in pubblico, come secoli dopo faranno Vittorio Sermonti, Carmelo Bene, Vittorio Gassman e Roberto Benigni. Frainteso da bigotti e superficiali, il Decameron rivela le poliedriche sfaccettature della complessa vita umana e fa capire che la salvezza, tutta laica, sta nella forza della passione e dell’intelligenza. Appena uscito, copisti italiani e stranieri (che lo tradussero in tante lingue) ne fecero un best-seller europeo. Gli influssi del Decameron si fecero subito sentire sulla novellistica – pensiamo ai Racconti di Canterbury (1387) di Geoffrey Chaucer (1343-1400) – quanto sulla trattatistica e sul teatro a cui fornì trame comiche e romanzesche e procedimenti propri della retorica drammaturgica.

Accanto a Stefano Accorsi (nel ruolo di Panfilo) sono in scena, interpretando più ruoli,  Salvatore Arena (Filostrato), Silvia Briozzo (Elissa), Fonte Fantasia (Pampinea), Mariano Nieddu (Dioneo) e Naike Anna Silipo (Fiammetta).

Di Maria Maglietta la drammaturgia, di Carlo Sala le scene e i costumi, di Luca Barbati il disegno luci.

Dopo la “prima” di martedì, repliche tutte le sere alle ore 20.45 fino a sabato. L’ultima replica, domenica 15 novembre, è alle ore 16.00.

Venerdì 13 alle ore 17.00 al Teatro Nuovo Stefano Accorsi e gli altri interpreti dello spettacolo incontreranno il pubblico.
L’ingresso all’incontro è libero.

Info e vendita biglietti al Teatro Nuovo, tel. 0458006100.