Il decameron al Teatro Nuovo

In un Teatro Nuovo gremito va in scena l'adattamento teatrale di sette racconti presi dal Decameron. Rivolgersi ai grandi autori della letteratura italiana non è certo una novità del panorama teatrale degli ultimi anni e, secondo le intenzioni del regista Baliani, lo spettacolo "Decameron" dovrebbe far parte di una trilogia (Alfieri, Boccaccio e Machiavelli). Risulta sempre difficile portare in teatro testi che per il teatro non sono nati, anche se in questo caso le novelle del Boccaccio ben si prestano ad una drammatizzazione. La lingua trecentesca del Boccaccio viene trasformata in un italiano dal sapore antico, con parecchie incursioni dialettali, che però sembra soltanto utile espediente comico. Varie battute volgari e di basso livello probabilmente non avrebbero suscitato alcuna ilarità se non fossero state pronunciate con termini aulici e ricercati. E' tuttavia un espediente che parla al basso ventre nonostante gli intenti dello spettacolo siano quelli di rileggere la società attuale, afflitta da "pestilonza", attraverso la lente del Boccaccio. Purtroppo quello che emerge è solo una generica critica ai potenti, con un richiamo mal riuscito al solito Berlusconi, che ha l'effetto di essere indigazione fine a sé stessa. La scelta delle sette novelle, oltre che centrate sul tema del potere e dell'inganno, si dedica all'amore, principalmente nelle declinazioni di gelosia e sesso. Se da una parte queste scelte danno un'idea distorta delle cento novelle del Decamenon, dall'altra soddisfano pienamente un pubblico in cerca di qualcosa di leggero. E la superstar Accorsi ben si inserisce in questo quadro, con una recitazione convincente ma non graffiante.