Il 25 luglio i Kraftwerk sono atterrati all’Arena di Verona. Il live report di Radio Popolare Verona

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Un concerto 3D spaziale al ritmo di musica elettronica d’avanguardia, quattro robot armati di sintetizzatori per uno spettacolo unico al mondo.

Tra un’ Aida e un concerto rock l’Arena di Verona quest’estate ha accolto anche gli amanti dell’arte della musica elettronica. Che fosse una serata speciale era chiaro sin dall’inizio, tra la gente in fila per entrare al concerto vi erano ragazzi in camicia rossa e cravatta nera come nella copertina dello storico album The man machine. All’ingresso il pubblico è stato dotato di occhiali 3D, il tempo di accomodarsi e puntualissimi i quattro robot sono atterrati sul palco dell’Arena di Verona per dare inizio al loro memorabile show.

Immobili, dietro al proprio sintetizzatore a forma di ufo, avvolti in tutine a led che cambiavano colore a ritmo di musica,  lo spettacolo 3D è iniziato con Numbers e immediatamente dei numeri giganti verdi fluo mi sono arrivati addosso… Il pubblico è entrato subito in un’altra dimensione, computers  e macchine calcolatrici giganti si materializzano davanti agli occhi dei presenti. Musica pulita, un piacere per le orecchie di chi ama l’elettronica, fin da subito è chiaro che chiunque abbia affrontato questo tipo di genere musicale ha attinto da loro, in assoluto i pionieri del genere.

Arriva il momento di The man machine e  il brano The model è da pelle d’oca. Lo spettacolo 3D si spinge oltre, quando un ufo gigante atterra davanti all’arena il pubblico è in delirio, personalmente ho sempre sognato di vedere con i miei occhi una scena del genere! Con Autobahn kurz mi sono immedesimata in un turista tedesco che venendo in italia per le vacanze ascolta i Kraftwerk a tutto volume in macchina, sarà anche effetto di un'auto Mercedes in 3D che mi è arrivata addosso… È poi il momento di Radio–activity, stupenda,  sono stati in molti a commuoversi.

Parte Tour the France e ad un tratto tanto fumo sul palco, non si vede più niente, solo quattro cuori rossi pulsanti, piano piano il fumo si dirada ed ecco che al posto dei Kraftwerk in pelle ed ossa ci sono quattro androidi con le sembianze dei musicisti del 1978, ci ho messo un po’ a capire che non erano umani. Alle spalle altri androidi giganti in 3D allungavano le braccia verso il pubblico… realtà e finzione non erano più distinguibili! Il concerto si è concluso con Boing boom tschak, dove i suoni hanno preso forma e dimensione, Technopop e Musique non stop.

Poi uno alla volta i quattro sono spariti, l’ultimo ad uscire è stato proprio lui, Ralf Hutter, che ha salutato con la sua voce robotica, incredibile pensare che abbia più di 70 anni, l’arena lo osanna, lo show è finito ma è difficile ritornare subito alla realtà, troppo piatta, troppo terrestre… Nella mente il ricordo di uno spettacolo a cui le foto non possono rendere giustizia!

Articolo a cura di Marta Tacconi