Il “miracolo” della generosità fa rinascere il teatro di Velo Veronese

L'inaugurazione sabato 20 giugno (alle 18.30), dopo due anni di progettazione e tre di lavori. È intitolato a don Marcellino Orlandi, parroco di Velo dal 1939 al 1949: protagonista della vita del paese durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Dopo due anni di progettazione e tre di lavori, sabato 20 giugno si inaugura il nuovo teatro di Velo Veronese. Sarà intitolato a don Marcellino Orlandi, parroco di Velo dal 1939 al 1949: protagonista assoluto della vita del paese durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Fu lui a proporre, sostenere e guidare la costruzione del Patronato ai Caduti, inaugurato nel 1948 e dentro al quale si trova la sala teatrale. Allora venne pubblicato un libretto in cui furono citate, a una a una, tutte le offerte di denaro e le giornate di lavoro prestate gratuitamente.

Sessant’anni dopo, questo “miracolo” della generosità e del volontariato si è ripetuto nel paese della Lessinia. Gli ultimi cinque anni coronano un progetto di restauro iniziato più di vent’anni fa, grazie alla spinta dell’allora parroco don Luigi Sartori, grande promotore del far teatro e musica a Velo, soprattutto coinvolgendo i bambini e i giovani. I lavori sono proseguiti con don Graziano Benetti e ora con don Giuseppe Campara che li ha portati a termine, insieme ai due sindaci, Emiliano Ferrari prima e Mario Varalta ora.

Il teatro ha 149 posti ed è dotato dell’impiantistica più moderna e funzionale per accogliere prosa, musica, cinema. La cerimonia di inaugurazione inizierà alle 18.30 e sarà seguita dalla visita alla sala e dalla prima di Kantata 1813, il nuovo spettacolo de Le Falìe scritto da Alessandro Anderloni per il gruppo di Velo Veronese.
«Inauguriamo il teatro e partiamo subito con il Velofestival – spiega Anderloni –, una ricchissima stagione teatrale e musicale che si concluderà a settembre per ricominciare a novembre fino alla prossima primavera. Perché un teatro bello e funzionale non è nulla, se non è anche vivo. E il teatro di Velo sarà vivissimo, tutto l’anno». Un palcoscenico sul quale Le Falìe promettono di sorprendere e di provocare, com’è nel loro stile, con uno spettacolo che si preannuncia molto lontano da quanto ci si poteva aspettare per un’occasione simile.

L'impegno economico è stato di 450 mila euro, ultimo atto di una lunga stagione di investimenti e di volontariato avviata vent’anni fa per restituire il teatro al paese. Hanno sostenuto il progetto: Fondazione Cariverona con 150 mila euro, Regione Veneto con 135 mila euro, Consorzio Bim Adige con 30 mila euro e il Comune di Velo con 15 mila euro. Ciò che sorprende è l’investimento del gruppo Le Falìe che grazie a spettacoli, raccolte fondi, donazioni di denaro e di materiale, contribuirà al restauro con 90 mila euro: due terzi dei quali sono già stati raccolti e il rimanente si conta di raccogliere entro fine anno, rilanciando l’invito a diventare sostenitori e a contribuire al progetto.

La progettazione dei lavori è stata affidata a due professionisti di Velo, Daniele Anderloni per l’impiantistica elettrica, termo-idraulica e prevenzione incendi, ed Ezio Albi per la parte architettonica. Anche i lavori sono stati svolti principalmente da ditte del paese e della Lessinia, a cui si sono affiancati molti volontari.
All’esperienza de Le Falìe, con la supervisione di Alessandro Anderloni e di Giulia Corradi, è stata affidata la consulenza generale, con la collaborazione di Luigi Castagna, Samuele Tezza e Andrea Coppini per la scenotecnica. Il trattamento acustico della sala è stato progettato dall'ingegner Mario Cognini. Gli interventi decorativi del foyer sono dell’artista Manuela Bedeschi.

Kantata 1813 | lo spettacolo della serata inaugurale
Sabato 20 giugno Le Falìe vanno in scena con Kantata 1813 in occasione dell’inaugurazione del teatro dove il gruppo di Velo Veronese ha iniziato a recitare e cantare 15 anni fa.
Quindici attori e attrici in scena, per due ore circa di uno spettacolo in due atti dal titolo misterioso ed evocativo dell’epoca storica in cui si dipana la trama.
«Kantata 1813 è forse il testo più cupo che ho scritto per Le Falìe – evidenzia Alessandro Anderloni –. A rileggerlo, in queste sere di ultime prove, mi sembra uno spettacolo figlio del nostro tempo, nato da una disincantato riflessione su quello che ci circonda: gli interessi esasperati, l’avidità del potere, il ladrocinio diffuso, la diffidenza verso il diverso, le nostre paure e chi le fomenta. Mi risuonava in testa l’assunto reso celebre da Thomas Hobbes, Homo, homini lupus, poi è arrivata la lettura del diario di Daniele Bonomi, sindaco di Velo a metà Ottocento, e le sue parole durissime riguardo i suoi compaesani. Così la mia ricerca si è focalizzata sul 1813, ultimo anno della “dominazione francese” quassù. Così è nata questa “Kantata” tinta di nero».

Lo spettacolo andrà in scena il 20 e 21 giugno solo su invito per i sostenitori del progetto di restauro del teatro.
Dal 1° luglio sarà aperto al pubblico, con prenotazioni dei posti scrivendo a lefalie@lefalie.it.
Lunedì 22 giugno il teatro ospiterà, alle 21, un concerto del coro La Falìa a ingresso libero e gratuito.