Grazie a lavoratori e artisti di Fondazione Arena

All’interno dell’ultima puntata de La Presa della Pastiglia, abbiamo voluto ringraziare i lavoratori e gli artisti di Fondazione Arena. Un ringraziamento doveroso e sincero. E’ grazie a loro se siamo stati costretti  a discutere di lirica, lavoro, cultura, musica…e bilancio economico. Senza di loro tutto si sarebbe svolto all’interno dei salottini, quelli riservati a pochi intimi e le cose se le sarebbero decise coloro che hanno causato il disastro. Se non ci fosse stata la loro cocciutaggine e tenacia ci saremmo probabilmente trovati a “complimentarci” con il Sovrintendente e con il Presidente di Fondazione Arena per la “brillante soluzione”.

Fortunatamente così non è stato. Nessuna “brillante soluzione”. Ciò non era possibile perché Sovrintendente e Presidente-Sindaco con delega alla cultura non hanno la più pallida idea di ciò che stanno amministrando. I fatti parlano chiaro.

Francesco Girondini alla chiusura della stagione areniana del centenario di Aida, quella del 2013, dichiarava che i dati erano positivi, così positivi da “meritarsi il Nobel”. Nel giro di 2 anni i “conti positivi” sono precipitati ad una voragine superiore ai 30 milioni euro.

Neanche Mandrake, Houdinì o il mago Silvan sarebbero riusciti in questo..

In tutti questi mesi, durante i quali i lavoratori hanno presidiato gli uffici della Fondazione, abbiamo assistito a dichiarazioni roboanti, lanci di ultimatum, penultimatum, minacce di licenziamenti, arrivi di tagliatrici di teste, tavole rotonde…e sempre con i lavoratori al margine, estromessi da ogni possibilità di confronto, sbeffeggiati e villaneggiati dai vertici di Fondazione Arena. Quegli stessi vertici che a fine febbraio dovevano ancora far firmare i contratti agli artisti che si esibiranno in Arena la prossima stagione. Gli altri teatri italiani ed esteri, invece, stanno già lavorando alle stagioni teatrali del 2018 e 2019.

In tutto questo i lavoratori, giustamente malfidenti, sono rimasti sempre a tenere il punto fermo, a continuare l’occupazione degli uffici e a produrre serate e appuntamenti musicali e culturali per la città, ad incontrare la gente di Verona. Gente tiepida, ad essere sinceri.

Ora la svolta. E’ bastata una lettera ed il Sindaco/Presidente ha preso la palla al balzo per aprire un confronto ed uscire dall’angolo in cui si era andato a cacciare con le sue mosse disperate. Staremo a vedere.

Deve essere chiaro però che qualsiasi discussione e decisione dovrà coinvolgere i lavoratori, gli artisti ed il sindacato. In un altro mondo, per favorire il confronto, sarebbero utili e doverose le dimissioni del Sovrintendente, primo responsabile del disastro. Girondini non ci pensa nemmeno ma si butta a raccontarci come lui sogni l’Arena coperta da un igloo trasparente e “uno assiste all’opera e magari guarda la Boheme mentre nevica in scena e fuori”.

Davvero, braccia rubate all’agricoltura, oppure…