Fondazione Arena: la decisione ai lavoratori

Le ultime giornate convulse in Fondazione troveranno oggi uno sbocco, probabilmente decisivo. Oggi infatti, le lavoratrici ed i lavoratori di Fondazione Arena saranno chiamati ad esprimersi sull'accordo siglato dalle tre sigle sindacali confederali, attraverso lo strumento del referendum a voto segreto. Ieri le assemblee, oggi il voto. I risultati si conosceranno probabilmente attorno alle 21.
Massima attenzione di tutte le parti in causa.
La pressione sui lavoratori è fortissima e le minacce di Tosi ne hanno minato profondamente la fiducia e la volontà di una parte. Ora non possiamo che attendere rispettosamente l'esito di un voto che sulla carta non pare così scontato ed unanime. Ai lavoratori tocca ancora una volta caricarsi il peso di una decisione importantissima che coinvolge tutta la città. Comunque vadano le votazioni odierne a queste persone dobbiamo l'onore ed il merito di aver sollevato ed imposto caparbiamente il tema della Fondazione Arena e della Cultura alla discussione cittadina.

Cgil, Cisl e Uil hanno dunque firmato un accordo che oggi viene sottoposto al voto. Rimane aperta l'incognita della Fials. La loro posizione è nota: non molliamo il tavolo della trattativa ma sul tavolo devono esserci cifre, elementi concreti, documenti scritti sui quali discutere e non solo le parole e l'aria fritta esibiti finora da Tartarotti & Co.

Nei giorni scorsi il sindaco si è precipitato in tv per assumersi il merito del risultato, sottolineando la bontà dei conti e dei bilanci. Certo che tra lui e Girondini è difficile scegliere chi ha la maggiore faccia di bronzo. I 30 milioni di euro della voragine debitoria rimangono 30 milioni checché ne dica il Sindaco-Presidente della Fondazione. Sullo sfondo rimane sempre il convitato di pietra, l'infausto ed inguardabile Girondini. Sovrintendente dal 2008, nel 2013 pretendeva per sè il Nobel per l'economia. Me lo merito, diceva, parola più, parola meno, per lo stato dei conti della Fondazione. Ad un tale personaggo ed ai suoi protettori, noi continuiamo a pagare lauti stipendi.
Tafazzi docet.