Focsiv richiama al dovere etico e giuridico dell’accoglienza: un grido contro le morti nel mediterraneo e la globalizzazione dell’indifferenza da Lampedusa

 “Adamo dove sei? Dov’è tuo fratello? Chi è il responsabile del sangue dei morti nel Mediterraneo?” Queste domande poste da Papa Francesco ieri  a Lampedusa ci chiamano in questione, risvegliano le nostre coscienze contro la globalizzazione dell’indifferenza, per ritrovare il senso di responsabilità e la capacità di com-patire, di superare l’anonimato di chi prende decisioni politiche e socio-economiche che causano le tragedie. La persona e la dignità umana devono essere al centro di ogni politica. Questi sono alcuni passaggi del messaggio di Papa Francesco a Lampedusa.

Questo è il principio cardine che FOCSIV sostiene. Oltre ad esprimere la propria vicinanza ai cittadini di Lampedusa, e al suo Sindaco Giusi Nicolini, FOCSIV e tutti i suoi organismi ribadiscono la loro assunzione del dovere etico e giuridico dell’accoglienza per chi fugge da fame, guerre e persecuzioni, testimoniata dall’impegno sul campo, con azioni concrete sia in Italia che nei paesi di provenienza dei migranti e dall’attenzione critica verso le politiche che hanno permesso, e favorito, lo scandalo di decine di migliaia di morti nel Mediterraneo.

“Non crediamo che l’Italia e L’Europa, insieme ai Paesi della costa sud del Mediterraneo, debbano investire nelle misure di contenimento. Fermare i barconi alla partenza o chiudere le frontiere lasciando morire i migranti nel deserto non sono delle soluzioni, è necessario e urgente affrontare le cause della migrazione nei paesi di provenienza a sud del Sahara con politiche di cooperazione e scambi adeguati a rimuovere le cause stesse – afferma Gianfranco CATTAI, presidente FOCSIV - E’ necessario riconoscere che l’emergenza Nord Africa non è un fatto contingente ma una questione strutturale che dipende dalla grande instabilità e mancanza di sicurezza non solo nel Mediterraneo ma in tutta l’Africa e in Asia. Una instabilità che ha bisogno di politiche lungimiranti che devono legare strettamente politica estera ed interna, le politiche dell’immigrazione con quelle della cooperazione, l’accoglienza con il sostegno preventivo per la sicurezza umana, la pace e la risoluzione dei conflitti nei paesi da cui le persone sono costrette a fuggire.”

 D’altra parte la politica sulla cosiddetta “emergenza nord africa” non ha funzionato bene. Grandi disparità di trattamento da regione a regione e tra i diversi centri di accoglienza, complesse farraginosità burocratiche, sperpero di denaro pubblico e assistenzialismo hanno creato una nuova emergenza buttando per strada migliaia di migranti senza gli strumenti di base per potersi inserire socialmente ed economicamente nelle comunità locali: conoscenza della lingua e cultura italiana, consapevolezza, formazione, percorsi di integrazione. É necessario un confronto sull’esperienza dell’ “emergenza nord africa” per imparare dagli errori compiuti e ricostruire un vero sistema di accoglienza, valorizzando alcune buone pratiche che pur esistono, come ad esempio quella del Sistema Protezione per i Richiedenti Asilo e i Rifugiati (SPRAR).

 Così come occorre più in generale, e in maniera coerente, riconsiderare la legge sulla cittadinanza a favore di uno ius soli temperato per i figli degli immigrati nati in Italia o che hanno concluso almeno un ciclo di istruzione, ricostruire una politica sull’immigrazione che faciliti l’integrazione e salvaguardi i diritti dei lavoratori (ad esempio riconoscendo la portabilità nei paesi di provenienza dei contributi versati), elaborare una nuova legge sulla cooperazione al passo con i tempi e orientata a contribuire alla risoluzione delle cause delle migrazioni forzate e dei conflitti, cardine di una politica estera fondata sui diritti.

 “Occorre un grande cambiamento delle politiche in Italia ma soprattutto in Europa, perché Lampedusa è la porta dell’Europa per i migranti. – conclude CATTAI - E’ necessario che si acceleri il processo di comunitarizzazione delle politiche di immigrazione e che il diritto d’asilo venga recepito senza differenze di applicazione tra i paesi membri, secondo il principio dell'uguale trattamento per tutte le persone presenti sul territorio UE, prescindendo dall’origine etnica o razziale. L’Europa non può essere ipocrita: da un lato proporsi nel mondo come grande sostenitore dei diritti umani e della democrazia e dall’altro farsi conoscere come “fortezza” e fonte di nuove derive xenofobe e razziste.”

 Tutti i Soci FOCSIV sono impegnati per l’affermazione di una cultura della convivialità e dei diritti, chiedono con forza una trasformazione delle politiche che valorizzi la presenza dei migranti anziché ostacolarla e accolgono l’incitamento di Papa Francesco ad essere attori attivi del cambiamento a favore del riconoscimento della dignità umana per il bene comune.

FOCSIV