Effetti collaterali

Effetto straniante, ieri sera, lunedì 21 dicembre, per chi entra in piazza San Nicolò.
Sul sagrato, che tre anni fa ospitò i migranti in lotta per il permesso di soggiorno (con tanto di scalata, perdonata, all’ala dell’Arena) sono stati stesi molti striscioni, appoggiati cartelli (grafica impeccabile per un TOSI GIRONDINI NO AI BECCHINI).

Dal sagrato provengono i suoni di voci alterate: tra queste, inconfondibile, quella del sindaco Tosi. Parlano dei ballerini, della loro inutilità. E’ che stanno diffondendo il testo di passate trasmissioni televisive. Ben fatto, un colpo al cuore di chi entra in chiesa: mi viene alla mente il surreale dibattito sulla copertura dell’anfiteatro, con tanto di gradimento da parte di industriali e di segretari di partito. Mi vengono in mente le parole del sindaco Tosi, che per risolvere i problemi della Fondazione propugnava «la contaminazione classico moderno». La proposta era forse ispirata allo stile di certe sue giacche, le medesime che adesso mette all’asta, una gentile senatrice della Repubblica avendogli spiegato che non tutte le contaminazioni riescono col buco. Ma la chiesa questa sera è stracolma, già alle 20.15 una “maschera” aiuta a stringere cuori e corpi, i posti devono essere occupati in fretta: c’è gente che già aspetta in piedi, e non tutti, di fatto, riusciranno poi a entrare. In chiesa c’è meno entusiasmo che non al Filarmonico, per ovvie ragioni.
Ma c’è, in compenso, un silenzio di tomba, sempre gradito, anche quando nell’aria aleggiano i fantasmi dei suddetti becchini.

Puntualissimi s’inizia, con ranghi infoltiti da docenti e allievi del Conservatorio di Verona, e da strumentisti della Fenice di Venezia. Un programma assai impegnativo, che va dal magnifico Concerto per due violini, arco e basso continuo in re minore BWV 1043 di J. S. Bach, prosegue con l’arduo Vespri Solenni (del Confessore) K. 339, ultimo testo che un Mozart ventiquattrenne scrisse per il vescovo Colloredo, s’adagia sull’Ave verum in do maggiore K. 618, e si conclude con le note gioiose e fervide dell’Alleluia dal Messia di Händel.
La musica non concede distrazioni, ma emozioni. Eppure fa pensare. E così pensavo alla sorte di questi musicisti, delle maestranze, dei ballerini. C’erano due giovani comparse, musicisti anch’essi. Pensavo a quanti hanno avuto qualcosa in questa città, a partire dal fatal 2007, inizio del regno: i Lux, le varianti urbanistiche per le Bassone, le Passalacque, le larghe maglie dei generosi piani degli interventi, le ex Cartiere, i dismessi Tiberghien, i parcheggi da Corrubbio all’Arsenale, i supermercati e i centri commerciali di Pestrino, Borgo Roma, e chi più ne ha più ne metta. Dimenticavo gli aspiranti cimiteri verticali, e le ruote panoramiche…
Ma questi unti dal signore non potrebbero diventare a loro volta untori, e restituire qualcosa alla città e alle sue istituzioni culturali, magari seguendo l’esempio del cardinale Bertone, che in limine Natalis si ravvede?

L’occupazione dei locali della Fondazione e tutto il resto stanno mettendo a dura prova le lavoratrici e i lavoratori della Fondazione: non ce la fanno più.
Don Marco Campedelli, uno dei due parroci di San Nicolò all’Arena, mi dice che la città deve attivarsi, altrimenti non c’è speranza né vita. Già, la città.. Fondazione affondata da insipienza. Eppure qualcuno dovrebbe sapere e conoscere, magari solo il motto nostrano : «E’ Natale, è Natale, si può fare di piùùù!».

Cristina Stevanoni