Educare alla bellezza

«Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore». Basterebbero queste parole di Peppino Impastato tratte dal film a lui dedicato I cento passi per giustificare la presenza del suo protagonista Luigi Lo Cascio nel cartello del Festival della Bellezza organizzato dall’associazione Idem. Di bellezza Lo Cascio ne ha portata tanta, non quella fisica, come ha scherzato lui stesso, ma quella di un uomo che si è raccontato come a casa di amici, anche se la platea era l’affollata aula magna del Polo Zanotto dell’Università di Verona. “Cento passi. Da Shakespeare andata e ritorno, secondo Luigi Lo Cascio” è stato il titolo del quarto giorno del festival, dal 1 al 7 giugno, che ha riunito a Verona gli ospiti affezionati della manifestazione arrivata alla sua settima edizione, come Galimberti, Daverio e Cacciari (quando si trattava di una Rassegna), e gli ospiti inediti, come Lévy, Sorrentino e Serra, per citarne solo alcuni. Gli organizzatori hanno scelto la bellezza come tema collante di tutte le personalità che con il proprio background culturale si sono presentate alla città durante incontri molto partecipati e apprezzati, come il concerto di Luca Carboni già recensito da Marta Tacconi.

Luigi Lo Cascio si è raccontato a tutto tondo, sempre come uomo “arrivato tardi” sia alla lettura, alla scrittura per il teatro e il cinema e poi come attore con una carriera iniziata a 32 anni quando lo zio, l'attore Luigi Maria Burruano, lo consiglia a Marco Tullio Giordana per il ruolo di Impastato. Un ricordo raccontato in un siparietto in dialetto siciliano divertente quanto sincero, dove Lo Cascio scimmiotta lo zio terrorizzato di far brutta figura e un Giordana scettico ma che lo vuole a tutti i costi, tanto da aspettarlo finché la sua preparazione non fosse stata perfetta grazie allo studio e alla costanza. Passeranno infatti mesi prima delle riprese di I cento passi ma l'attore si fa trovare pronto, tanto da ricevere il Premio David di Donatello nel 2000 per un'interpretazione magistrale. “La mafia è una montagna di merda” diceva Impastato, ucciso da cosa nostra il 9 maggio 1978 per le sue continue denunce attraverso le frequenze della radio libera e autofinanziata Aut, un impegno civile che Lo Cascio porta avanti, seppur con meno spinta del personaggio che lo ha portato al successo, semplicemente nel cercare la corrispondenza continua tra bellezza e verità. Anche quando – strano a dirsi – interpreta personaggi contrari alla sua morale, come in Buongiorno, notte, dove veste i panni di uno dei brigatisti che ucciderà Aldo Moro, lo stesso giorno dell’omicidio di Impastato. Se la bellezza è raccontare la verità nella sua più limpida corrispondenza, Lo Cascio ce la sta facendo.

Foto di Alice Silvestri