Dopo le cene eleganti arrivano le telefonate incaute

Dopo le cene eleganti ecco arrivare le telefonate incaute, ardite parafrasi, la prima di un ancora recente passato la seconda fresca di conio, con le quali superare gli imbarazzi causati dall'agire di chi detiene il potere in quest'Italia, che al di là dei proclami, non cambia mai.

E mentre, l'indagine segue il suo corso, nei prossimi giorni i pm titolari dell’inchiesta saranno a Roma per ascoltare la ministra Boschi e Federica Guidi nell'ambito dell'inchiesta sul petrolio in Basilicata, scende in campo Renzi, che come Ercolino rimane sempre in piedi.

Il presidente del Consiglio ospite della trasmissione In mezz’ora, di Lucia Annunziata, ha infatti rivendicato la paternità dell’emendamento sul giacimento petrolifero di Tempa Rossa (Potenza), costato il posto al Ministro per lo Sviluppo Economico Federica Guidi.
Queste le parole di Renzi:  “C’è il presidente del Consiglio che è coinvolto se questo è il tema: ho scelto io di fare questo emendamento, lo rivendico per forza. Le opere pubbliche sono state bloccate per anni e l’idea di sbloccare le opere pubbliche l’abbiamo presa noi per “Tempa Rossa”, per Pompei, per Bagnoli e per altre opere”. “Ci rimproverano di essere il governo delle lobby, a me viene da ridere”, continua Renzi.

E mentre lui ride a noi viene da piangere e non riesce a darci conforto il fatto che il presidente del Consiglio abbia affermato di essere pronto a rispondere ai magistrati. Sempre secondo Renzi, “dopo 27 anni non è stato tirato fuori un goccio di petrolio perché le autorizzazioni sono state rinviate come spesso succede in Italia”: l’emendamento, quindi, era necessario. Siccome non era passato con lo Sblocca Italia, è stato inserito nella Legge di Stabilità.

Come sempre perfetta la sintonia di Renzi con la ministra per le Relazioni con il Parlamento Maria Elena Boschi, coinvolta nella vicenda grazie alle "incaute parole" della Guidi. La Boschi ha infatti dichiarato a La Stampa: “Io quel provvedimento lo difendo, risponde a una necessità, crea lavoro. Naturalmente posso sbagliare, non dico di essere perfetta. Ma anche nei miei errori c’è sempre la buonafede, mai la lusinga di qualcuno o gli interessi personali”.

Come possiamo intuire, solo la malafede vede un possibile collegamento con il referendum sulle trivelle del prossimo 17 aprile, sul quale Matteo Renzi mantiene la sua posizione: non votare. Ed è sempre la malafede che fa suonare alle nostre orecchie come velato ricatto sentir parlare di 11 mila posti di lavoro che con la vittoria del sì, sempre secondo Renzi, potrebbero essere in pericolo.
Rimaniamo in fiduciosa attesa, sperando che i fatti possano smentire la nostra immotivata malafede.