Donne Veronesi We Expo: Protagonista la Rivoluzione del Cibo Responsabile

Da sx Fabiana Bussola, Loretta Napoleoni, Emanuela Gamberoni, Jessica Cugini-Ph FidoFoto

Il convegno del 1° maggio sulla sfida radicale di Expo 2015 per un’alimentazione buona, sana, sufficiente e sostenibile ha avuto come ospite l’economista Loretta Napoleoni: “Questi sono i temi da discutere ad Expo”. Tra le relatrici anche le contadine dell’Ari e del movimento Via Campesina.

Soddisfazione per la giornata organizzata in collaborazione con Mag Verona, inserita nel calendario di eventi dell’ateneo veronese UniVeronaWeExpo, e tenutasi lo scorso 1° maggio in Sala congressi del Banco Popolare. Un’inaugurazione a distanza di Expo 2015 centrata sui temi epocali dell’esposizione universale in fatto di cibo, salute, sostenibilità e sovranità alimentare, che abbiano quindi come radice e obiettivo un’economia di giustizia e di dignità.

La mattinata ha visto susseguirsi interventi dedicati alle scelte nutrizionali e allo spreco. La pediatra Gabriella Errico ha perciò individuato nell’alimentazione a base vegetale la soluzione più rispondente ai bisogni di salute umana, rispettosa dell’ambiente e delle risorse. “Tra la popolazione mondiale vediamo il paradosso di un miliardo di persone denutrite e un miliardo in sovrappeso – ha affermato Errico – mentre con una dieta vegetariana potremmo sfamare 11 miliardi di persone”. La relazione di Ancilla Rizzotti, esperta di educazione alimentare, ha evidenziato quanto cibo sia gettato ogni anno. “I dati Fao riportano che si butta il 45% di frutta e verdura, il 30% di pesce e derivati, 20% di carne e il 20% di legumi e prodotti oleaginosi. Non solo con quel cibo si potrebbero sfamare 3 miliardi di persone, ma quegli scarti costituiscono la terza fonte di gas serra per il loro incenerimento. Nella sola Italia ogni giorno si gettano 13 mila quintali di pane”. Le ha fatto eco Sabrina Bonomi, docente di Responsabilità sociale d’impresa e referente del progetto Rebus, nato a Verona nel 2004 per gestire il volume di rifiuti alimentari che ogni giorno finiscono nei cassonetti. “Abbiamo trasformato gli scarti in beni, mettendo in contatto direttamente i donatori e i beneficiari. Il sistema creato è circolare: Verona Mercato, Agec, i produttori agricoli, le mense, le caserme, gli ipermercati, i negozianti coinvolti, i quali ne beneficano a loro volta perché risparmiano sulla Tari, avendo meno rifiuto da far raccogliere. Così gli chiediamo di destinare un terzo del loro risparmio al progetto, che ora è diventato autonomo sul piano finanziario. In questa relazione anche le aziende ne hanno beneficiato, perché misurano meglio i loro acquisti e possono documentare anche questa attività nel bilancio di responsabilità sociale”.

A fare il punto sulla produzione alimentare sono intervenute le contadine, di cui Germana Sammarone, aderente all’Associazione rurale italiana, ha portato la voce. “L’impoverimento dei suoli è un dato di fatto anche in Pianura padana, in cui è già noto da tempo che sia iniziato un processo di desertificazione dovuto al continuo uso di fertilizzanti chimici. In realtà potremmo produrre il cibo che serve a nutrire il pianeta, ma senza l’accesso alle risorse è impossibile garantire la nutrizione a miliardi di persone. Chiediamo come contadini che si sostenga l’agricoltura familiare e diventi modello della produzione agricola: nel mondo sono 500 milioni le piccole aziende che producono il 70% del cibo. La sovranità alimentare riconosce ad ogni popolo il diritto e il dovere di scegliere cosa produrre, con che metodo di coltura, in che mercati e a quale prezzo vendere i propri prodotti. Invece – ha incalzato Sammarone – i contadini vengono allontanati dalle loro terre fertili per produrre soia per gli allevamenti di animali. Purtroppo non siamo stati invitati a stendere la Carta di Milano, ma noi crediamo che la politica debba mettere al centro le nostre istanze”. Laura Bortolazzi, 32 anni, laureata in biotecnologie e tornata alla terra dei nonni, ha quindi raccontato la sua esperienza di giovane donna con il sogno di praticare l’agricoltura sociale, cui possono rivolgersi tutte le persone in difficoltà per ritrovare uno scopo nella vita. “Pratico l’agricoltura biologica e organica che ho appreso nel mio viaggio in Salvador. Non dimentico di essere una biotecnologa, però credo che la mia azienda sia un organismo con anche un risvolto spirituale”.

A parlare degli aspetti psicologici e dei disagi legati al cibo ha contribuito Mirella Ruggeri, ordinario di psichiatria all’università di Verona. “Aumentano in Italia i casi di anoressia e di bulimia nervosa in ragazzine di 12-17 anni. L’incidenza su 100mila abitanti è di 3770 casi per l’anoressia, di 6000 per la bulimia. Un dato critico è l’incidenza dell’1% di casi tra i bambini e i maschi stanno lievemente aumentando. Inoltre 1 bambino su 7 è affetto da obesità. Si tende però a nascondere le implicazioni di questi disturbi, che però producono profondi disagi psicologici”. Anche Maddalena Trombetta, ricercatrice di endocrinologia all’ateneo veronese, ha messo l’accento sull’incidenza della diabesità, ovvero il binomio di diabete e obesità, che affligge milioni di persone non solo in occidente, ma anche in altri paesi tradizionalmente poveri. “Dagli anni Ottanta il diabete è raddoppiato per incidenza – ha specificato Trombetta – ed è cresciuta la malnutrizione, in modo trasversale in diversi contesti economici. Anzi, la povertà spesso favorisce l’utilizzo di cibi spazzatura, poco nutrienti, altamente calorici ma economici”. La crisi però sta spingendo le persone a modificare i modelli di acquisto, come evidenziano i dati dell’Osservatorio sui consumi delle famiglie, nato all’università di Verona, esposti dalla ricercatrice Debora Viviani. “Dal 2009 si nota un progressivo mutamento, dovuto  al bisogno di contenere le spese. Però a fronte di una riduzione per tutti i settori merceologici, nel cibo assistiamo alla crescita dell’autoproduzione e agli acquisti in quantità ridotte. Si cucina più in casa e si rinuncia alla marca, perché il 51% delle famiglie italiane ha cominciato a intaccare i risparmi”. 

Il convegno si è concluso con la tavola rotonda che ha avuto come ospite l’economista di fama internazionale Loretta Napoleoni, esperta di terrorismo internazionale e di finanza canaglia. “Il cibo è un bene politico: basti pensare che oggi 10 multinazionali decidono che cosa dobbiamo mangiare. E risalire lungo la filiera finanziaria del cibo non è cosa facile, per cui nemmeno lo sappiamo se ciò che abbiamo nel piatto è stato davvero prodotto nel nostro territorio. L’industria alimentare inoltre ha le potenzialità di crescita maggiori al mondo e realizza in modo perfetto il modello capitalista classico. Nel 2015 si stima che il suo fatturato raggiungerà gli ottomila miliardi di dollari, il 10% del Pil mondiale. Ne siamo schiavi anche perché nutrirsi oggi costa molto di meno: negli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale si destinava il 40% del proprio budget per il cibo, oggi siamo al 13%. Però ci sono costi aggiuntivi che non vediamo: le malattie crescenti, gli sprechi, l’impatto ambientale”. Anche acquistare biologico non è la soluzione di tutti i mali se “lo facciamo al supermercato, dove chi ci vende il prodotto organico è lo stesso che produce beni in modo convenzionale. Bisogna sostenere l’economia e l’agricoltura locale, anche se non è facile, perché a volte si va anche contro il proprio portafoglio – ha continuato Napoleoni, che ha sottolineato quanto sia grave l’ingerenza della finanza, “molto più pericolosa del land grabbing e della diffusione delle monocolture. E’ un nuovo impero globalizzato, che può garantire il massimo ritorno economico per i prossimi 20 anni rispetto a qualsiasi altra forma di investimento finanziario”. Risposte possibili sono emerse durante il dibattito da Emanuela Gamberoni, professoressa di Geografia all’ateneo veronese, che ha puntato l’accento sul mettere in moto le energie locali, in cui le persone sono vicine ai propri bisogni e possono agire nelle scelte quotidiane, mentre Jessica Cugini, giornalista di Combonifem, ha ricordato le parole di papa Francesco, che ha invitato a globalizzare la solidarietà. “I media dovrebbero attribuire la notiziabilità non più alla prossimità geografica, ma a quanto riusciamo ad identificarci nelle storie. Così comprenderemmo che alla base di tutte queste migrazioni c’è anche il cibo che consumiamo”.

Il convegno ha coinvolto anche i bambini, che hanno assistito alla recita di fiabe curate dalle Amiche Arcobaleno, mentre l’associazione Terra Viva ha esposto delle foto relative agli orti realizzati insieme con gli alunni delle scuole elementari. L’arte ha avuto il suo spazio grazie alla performance curata dalla scultrice Maria Teresa Padovani e alle opere esposte dalle pittrici Monica Piona, e Rosabianca Cinquetti.

Vi segnaliamo l’articolo scritto da Loretta Napoleoni per Il Fatto quotidiano nel quale parla dell’iniziativa Donne Veronesi WE EXPO.
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