A dirlo non son buono ma proverò a cantar. Le canzoni negli anni della Grande Guerra

Mercoledì 2 aprile alle 20.45, al Circolo Ufficiali in Castelvecchio, si terrà il reading-concerto “A dirlo non son buono. Mi proverò a cantar”, serata a ingresso libero organizzata dalla Compagnia La Pocostabile, in collaborazione con il Comune di Verona. Nel centenario della Grande Guerra, verranno rievocate in parole e in musica le canzoni degli anni 1914-1918: non le canzoni direttamente legate alla guerra nella tematica, ma quelle che comunque nascevano e si cantavano in quegli anni, quindi gli ultimi fuochi dell’ormai morente café-chantant, le prime canzoni in lingua italiana che sorgono sulle ceneri della romanza da salotto ottocentesca, le produzioni innovative e brillanti dei primi “cantautori” come Armando Gill, Ettore Petrolini, Raffaele Viviani. Da un testo di Petrolini è tratto proprio il titolo dell’evento. La serata è curata e condotta dalgiornalista Enrico de Angelis, direttore artistico del Club Tenco.  Canta Ilaria Peretti accompagnata da Alberto Misuri alla chitarra, Ernesto da Silva alle percussioni, Giovanna Peretti e Rachele Tosco ai cori, con la partecipazione del duo Laura e Beatrice Puiu al pianoforte.

 

Si è cantata molto la Grande Guerra. Ma anche si è cantato durante la Grande Guerra. Nel senso che, nonostante tutto, nonostante la tragedia di un così imponente conflitto, dal 1914 al 1918 l’Italia non ha smesso di praticare la canzone in tutti i generi e tutti i contenuti in voga all’epoca, e pure quelli che proprio allora stavano spegnendosi o viceversa stavano formandosi. Erano infatti gli ultimi sgoccioli della Belle Epoque e con essa del café chantant, eppure partivano da lì artisti cresciuti poi più a tutto tondo, veri e propri cantautori di grande spessore, come Armando Gill, Raffaele Viviani o Ettore Petrolini. Ed è addirittura la canzone italiana tout court che, sulle ceneri della romanza da salotto, nasce in quegli anni, in quanto fino ad allora coltivata solo nei vari orti del linguaggio dialettale, specie quello di Napoli. Si parla e si canta di tale repertorio coevo alla guerra ma estraneo alla guerra – almeno apparentemente – in questo excursus raccontato da Enrico de Angelis con numerosi esempi musicali interpretati da Ilaria Peretti e i suoi musicisti.