David Byrne e St. Vincent @ Anfiteatro del Vittoriale - Gardone Riviera

A cura di Massimiliano

Intellettuale ed eccentrico. Con queste due parole David Byrne e Annie Clark (vero nome del moniker St Vincent, tre dischi a suo nome all’attivo) hanno descritto il loro approccio alla musica durante la presentazione del tour italiano, pensando di aver detto tutto. E invece tutto resta ancora da scoprire. Perché la tournée italiana inaugurata con la data di ieri, 9 settembre, al Vittoriale – sold out , ça va sans dire -  non poteva iniziare nel modo migliore, musica per il corpo e la mente, musica per e su di noi, esseri contemporanei alle prese con il logorio della vita moderna, con i nostri tic, con i nostri problemi di relazione interpersonali, con noi persone normali insomma, no?  Da più di trent’anni questo – lo vogliamo dire? – intellettuale ci mette alla prova, ci fissa con i suoi occhi a palla , lui cittadino inglese innamorato dei ritmi sudamericani, fondatore della mitica label Luaka Bop (che ha ospitato il progetto di Roy Paci Banda Jonica tra l’altro…) osserva e mette alla berlina la nostra alienazione, ironicamente musicandola su movenze funky innestate sulla new wave che annunciava gli assurdi anni 80.

David Byrne elegantemente in bianco,  in gran forma ironico e cortese (divertente tra l’latro il siparietto che ha coinvolto l’addetto al merchandising a lato della platea)  sempre protagonista ma in modo discreto sul palco in mezzo alla coreografica formazione di fiati, coinvolti per tutta la serata a dar man forte (anche vocalmente durante uno dei brani conclusivi della serata) ai due leader. Mentre Annie Clark, biondissima fasciata in abito scuro (e con uno sguardo che davvero fa il paio con quello di mr Byrne!), ha tenuto testa al carismatico frontman dei Talking Heads con efficaci interventi alla chitarra, una voce che in più occasioni mi ha fatto pensare a Kate Bush e Bjork e una mimica del corpo espressiva da vera performer (imperdibile la camminata veloce sui tacchi all’indietro, marionetta postmoderna sul palco della vita contemporanea).

I due spiriti affini hanno proposto molti brani dei rispettivi repertori e dell’album Love This Giant, pubblicato a quattro mani, più qualche chicca (Strange Overtones di Brian Eno, poi This Must Be the Place ironicamente dedicata al regista Paolo Sorrentino) e infine i generosi bs (quattro brani, fra cui Burning Down the House e The Road To Nowhere, e uno di St Vincent) con tanto di standing ovation, corsa sotto il palco e diluvio finale dei flash dei cellulari, tenuti a freno per tutta la serata complice il fermo ma cortese invito del Rei Momo a non filmare o fotografare durante il concerto.

I fans potranno vederli anche il 10 settembre a Padova (Teatro Geox) , l’11 a Roma (auditorium Parco della Musica)  e il 12 a Firenze (Teatro Verdi).