Dalla nostra inviata a Roma: Intervista a Sinkane

Sabato 8 Aprile 2017. Roma – Auditorium Parco della Musica – Teatro Gianni Borgna.

Ultima data del Tour Europeo della band Sinkane, fondata da Ahmed Gallab, il musicista di origini Sudanesi che con ritmi evocativi afro-beat,funk e jazz, ha conquistato il pubblico di tutte le nazioni. Non di meno il pubblico romano che non ha esitato sin dalla prima canzone ad alzarsi e a ballare all’incalzare della musica prorompente e viva della band multietnica. Un’esperienza collettiva fatta di percussioni e sintetizzatori, soul e una raffinata psichedelia che ha connesso tutto il pubblico alla band fino alla fine del concerto. Ci spiega un po’ tutto proprio lui Ahmed Gallab nell’ intervista.

Grazie per il tuo tempo, sia io che la redazione musicale della radio siamo molto felici di poterti finalmente conoscere ed intervistare. Se mi permetti comincio dalle tue origini. I tuoi genitori sono del Sudan, tu sei nato a Londra poi vi siete spostati in America..ti senti più americano o sudanese?

- Beh sai e’ molto difficile appartenere ad un luogo quando cresci nel modo in cui sono cresciuto io. Non mi sono mai sentito connesso con nessuno luogo. Più che appartenere ad un solo luogo, mi sento me stesso viaggiando in tour e conoscendo gente. Ma non sono solo io a sentirmi così, ci sono molte persone che vivono nella mia stessa condizione e la mia musica parla anche di questo.

E’ stata la tua famiglia ad coinvolgerti nella musica quando eri più piccolo o semplicemente ti sei innamorato di uno strumento?

- Devo dire che la mia famiglia mi ha sempre supportato e più del successo, mi hanno sempre insegnato a fare le cose seriamente. Sono stato molto fortunato da questo punto di vista.

Funk, afro, jazz ecc … era questa la musica che ascoltavi quando eri più giovane? Chi ti ha fatto conoscere questo genere?

- Son stati sempre i miei genitori. Loro ascoltavano Bob Marley, Coltrane, Miles Davis. Ascoltando di continuo questo genere in casa, quando ho cominciato a suonare mi sono ispirato a loro.

Quindi sei più contento quando ti paragonano a Fela Kuti o a Curtis Mayfield?

- Ti assicuro entrambi! Insomma, se la gente in me riesce ad immaginarsi questi artisti non posso che esserne onorato e felice.

Se prendo per esempio Fela  Kuti..nella sua musica c’era molta politica, parlava di diritti umani..nei tuoi testi troviamo questi messaggi o preferisci separare la politica dalla musica?

- Prima separavo musica e politica, ma oggi come oggi mi piace ispirare e aiutare le persone con messaggi positivi. Come artista mi sento in dover di dire alla gente di vivere in modo positivo. Il mio modo di fare politica e’ quello di parlare al pubblico per non farlo sentire solo, confuso e di conseguenza fargli prendere consapevolezza. Dar loro speranza e ottimismo. I tempi sono duri e devi insegnare ad essere positivi altrimenti ci si deprime e si muore dentro.

Quindi qual’è l’album che più si avvicina a quanto appena detto?

- Il disco appena uscito Life and Living it di sicuro.

Si, ma in questo disco ho sentito anche tanta voglia di affermare te stesso e le tue gioie. Tra il tuo penultimo disco e questo che cosa e’ successo? Più maturità?

- Di sicuro. Si cresce e si mettono in pratica le proprie conoscenze e quello che si ha imparato. La cosa più importante per me e’ comunque connettere la gente alla mia musica. E il metodo migliore per me e’ stato quello di parlare, in questo disco, delle mie esperienze personali e della mia identità. Ma non mancano i messaggi politici e religiosi che possono aiutare le persone a capirmi un po’ di più.

In una tua canzone dici ”sii te stesso, sii cosa vuoi essere” quindi finalmente tu fai e sei ciò che vuoi? Sei soddisfatto del tuo lavoro al 100x100?

- Si sono soddisfatto, ma mi piace pesare che devo imparare ancora molto e crescere assieme alla mia band.

Hai avuto molte esperienze come musicista in varie band e ora, con la tua, oltre che suonare, canti? Preferisci suonare o cantare?

- Tutti e due sinceramente. Adoro cantare, ma adoro anche suonare la batteria e chitarra. La cosa principale rimane sempre quella di suonare davanti alle persone. Ecco questo e’ il vero sogno che si avvera.

Quindi la tua musica contiene anche le esperienze fatte nelle altre band?

- Si. Tutti i componenti del mio gruppo hanno suonato in altre formazioni e incontrandoci abbiamo messo tutta la nostra esperienza al servizio della nostra band. Continuando a suonare assieme stiamo mettendo in piedi un sound e un’energia che va oltre.

Quindi non sei un One man band solo, siete una band?

- Assolutamente si. Finalmente siamo una band.

Se tu potessi tornare indietro nel tempo che concerto vorresti vedere? Che band?

- Senza alcun indugio i Grateful Dead.

Lo strumento che non potrai mai dimenticare a casa?

- La batteria. E’ stato il primo strumento che ho imparato.

Per Radio Popolare Verona,
Claudia Di Marzo

Foto di Daniele Mauro