Dal Film Festival della Lessinia

Proseguono le giornate del Film Festival della Lessinia. Mercoledì 24 agosto segna il quinto giorno di film in concorso e di incontri all'interno delle varie rassegne. Il risveglio è segnato dalle notizie del terremoto che ha colpito il Centro Italia. I discorsi, le ipotesi ed i timori si rincorrono tra i cappannelli di persone che frequentano la piazza del festival.
Al festival le cose proseguono normalmente.
Ieri è toccato alla sezione Montagne Italiane che ha visto la proiezione di un corto ambientato in Lessinia, "Stazione di Posta" ed uno dedicato ai lupi ed al loro interagire con l'uomo. "Uomini e lupi" analizza, con poche novità il rapporto tra i pastori che vivono in montagna con le loro mandrie e greggi e le predazioni del lupo. Il racconto si svolge prevalentemente nelle aree alpine di confine tra Valle  d'Aosta e Francia. Le necessità del lupo e le problematiche che porta a chi vive solo di pastorizia. La situazione sembra essere molto diversa dalla Lessinia dove i lupi sono molto meno numerosi e l'attività pastorizia è molto diversa per tipologia organizzativa.
"Stazione di Posta" di Carlo Malacchini racconta di una non documentata stazione di posta in Lessinia nelle vicinanze del confine che correva sulle nostre montagne. L'arrivo di una ragazzina, in calesse e con violino al seguito, movimenta il posto di sosta dove vivono bambini curiosi, capaci di meravigliarsi con poco, e adulti indaffarati nei classici lavori della montagna e della stazione stessa. Bellissime le immagini, molto bella pure la malga ed i costumi utilizzati. Carlo Malacchini è regista, montatore e produttore di un film delicato e sognante.
La sera vede la proiezione de "La Rondine", film svizzero per la regia di Mano Khalil, curdo e vecchia conoscenza del festival. "La Rondine" è forse il più bel film visto finora. Mira, giovane svizzera, scopre di avere un padre curdo che la madre le dipinge come un eroe. Lei decide di andarlo a cercare e si reca nel Kurdistan iracheno. All'arrivo ad Erbil viene avvicinata da Ramo, un peshmerga, anche lui interessato a trovare il padre di Mira. Questo incontro cambierà molte cose e permette al regista di mettere sullo sfondo molta della complessità e delle attuali divisioni del popolo curdo.
I Curdi sono 40 milioni e vivono divisi tra Irak, Siria e Turchia. Diecimila di loro "lavorano" come informatori dell'esercito turco che opera per stroncare ogni loro richiesta di autonomia e libertà.  Non vi racconto il finale. Il film è tutto da vedere. Un applauso al regista ma pure ai due attori principali, davvero bravissimi.
La sera si chiude alla grande con la piazza piena di gente e le note ska, reggae, funky e latin del Disperato Circo Musicale.