Da Opera Nostra risposte all’ipocrisia del sovrintendente Polo e dell’onorevole Bragantini

Le parole del sovrintendente Giuliano Polo e dell’onorevole Matteo Bragantini, riportate dai giornali la settimana scorsa, lasciano allibiti e meritano una risposta che sgombri il campo da ipocrisie francamente inaccettabili. Il nuovo sovrintendente, ovvero subcommissario, asserisce di non aver trovato, ma nemmeno di aver cercato, episodi che possano addebitare un percorso di malagestione di Fondazione Arena.

La riteniamo una frase ambigua, di qualcuno che vuol far passare il messaggio che tutto va bene, ma  che nel contempo mette le mani avanti e, nel caso sorgano in futuro episodi di malagestione riguardanti il periodo precedente al suo arrivo, sia  chiaro che lui non li ha mai esclusi a priori, ma non ne era a conoscenza perché non li ha nemmeno cercati.

Francamente a noi non pare una modalità corretta da parte di un funzionario dello Stato, che invece dovrebbe cercare, eccome cercare!, ed informarsi.

Per fare in modo che un giorno non sia costretto a dire che i fatti sono accaduti… a sua insaputa abbiamo deciso di aiutarlo ad informarsi, cogliendo nel contempo l’occasione per rinfrescare la memoria ai cittadini troppo distratti.

Innanzitutto forse il signor Giuliano Polo non si è imbattuto in quel milione di euro che complessivamente gravava sulla Fondazione Arena, indebitamente, per l’affitto e la gestione del museo Amo sito in Palazzo Forti, oggi non più patrimonio pubblico grazie alla vendita alla Fondazione Cariverona effettuata dal sindaco, spirito guida dell’onorevole, già Lega Nord, Matteo Bragantini. Probabilmente non sa che quella incombenza finanziaria, come in qualche modo riconosciuto anche dai provvedimenti (purtroppo parziali) del suo predecessore, sarebbe toccata al Comune.

Forse il nuovo sovrintendente non ha cercato di capire gli artifizi di finanza creativa messi in atto dall’ex sovrintendente Francesco Girondini, che in questa veste vendette a se stesso, ma in qualità di amministratore unico della società Arena Extra (fondata allo scopo di gestire gli eventi extra lirica ma con l’obiettivo…sigh…di concorrere al finanziamento della parte lirica), materiali della Fondazione, per una cifra di circa 12 milioni di euro. Peccato che il Girondini (quello di Arena Extra) non sapeva di non avere i danari da consegnare al Girondini sovrintendente lirico. I crediti messi dapprima in bilancio a Fondazione Arena con il segno “più”, divennero, in breve, inesigibili, causando grave danno a Fondazione Arena.

L’unico a guadagnarci fu — e rispondiamo al deputato Bragantini, che accusa i lavoratori di aver incassato, nel tempo, benefit troppo esosi— il signor…Francesco Girondini, che, in virtù di quell’effimero bilancio positivo, intascò, oltre al suo lauto stipendio di 200mila euro, un bonus per la sua prodezza di economista, pari a 50mila euro annui.

Questi sono solo due, tra gli esempi più eclatanti, di malagestione in Fondazione Arena…o forse non sono da considerarsi tali? Rispetto alla seconda vicenda è strano che il nuovo sovrintendente, o subcommissario, non sia a conoscenza della notifica che il Dottor Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) ha fatto pervenire a Francesco Girondini, evidenzando un conflitto di interessi. Esistono inoltre, depositati presso la Procura di Verona e, per quanto ne sappiamo, mai archiviati, diversi esposti che denunciano la cosa.

Per finire, non sappiamo che cosa la Guardia di Finanza stia cercando, e, ovviamente, nemmeno che cosa abbia trovato negli uffici posti sotto la giurisdizione del nuovo sovrintendente: ma a noi pare un campanello d’allarme da non sottovalutare, quello dell’ispezione tributaria avviata a partire dai primissimi giorni di dicembre!

In fine, riprendendo le affermazioni del deputato Matter Bragantini, circa gli esosi benefit che sarebbero stati concessi ai lavoratori negli anni scorsi, e circa le ragioni che avrebbero portato alla grave situazione debitoria di Fondazione Arena, ricordiamo che quegli stessi lavoratori sono, oggi, i maggiori azionisti della Fondazione, dopo lo Stato italiano, avendo contribuito con i 4 milioni e mezzo di euro, sottratti ai loro stipendi. Forse è il partito politico di cui fa parte, capeggiato dal sindaco Tosi, che dovrebbe spiegare perché l’amministrazione scaligera (socia di Fondazione Arena, e presieduta dallo stesso sindaco) ha dimezzato il suo contributo alla maggiore delle sue imprese, e perché una municipalizzata come Agsm, partecipata con soldi dei cittadini, non finanzia più, sponsorizzandola, Fondazione Arena, ma si prepara invece a erogare 2 milioni di euro per il project financing, che traghetterà l’ex Arsenale asburgico in mani private! Chiediamo più rispetto per i lavoratori, primi soci del territorio, rispetto che si può ottenere solo vincolando i sacrifici dei lavoratori a un pari sacrificio a carico del management. Nell’ambito dell’articolo 9 dell’accordo del 15 giugno siglato con Fuortes, e che riporta il contributo che il personale dirigente è chiamato a ricoprire nel concorso al risanamento di Fondazione Arena non è purtroppo riportata, a differenza di quanto è invece sancito per i lavoratori, nessuna cifra. L’intero articolo 9, infatti, risulta vago e suscettibile delle più diverse interpretazioni.

L’onorevole Bragantini dovrebbe sapere che, a questo proposito, la Dottoressa Tartarotti, nonostante abbia fallito il suo obiettivo, con la bocciatura dell’accordo dei sindacati confederali, percepirà, per i prossimi 5 anni, 135mila euro annui, all’incirca 9 mila euro ogni volta che viene a Verona!

A fronte di tutto questo, riterremo Immorale la richiesta di nuovi sacrifici ai lavoratori, che tra l’altro pagano il risanamento del debito con il licenziamento dei loro colleghi del corpo di ballo. Ma questa sorta di guerra intestina, provocata scientemente, dividendo i ‘buoni’ dai ‘cattivi’, gli esclusi dagli eletti, è solo il preludio di un ulteriore gioco al massacro, che tutti, lavoratori e comitati di cittadini, ci impegniamo a respingere e a sconfiggere.

La nostra solidarietà va a tutti i lavoratori e a tutte le lavoratrici, agli artisti e alle maestranze di Fondazione Arena, e, in particolare, ai suoi ballerini, vero capro espiatorio rispetto al quale si sono dissennatamente coalizzati, con la stessa arroganza, Flavio Tosi, Carlo Fuortes e Giuliano Polo.

Sosterremo i lavoratori tutte le volte che riterranno necessario e doveroso sottrarsi ai continui ricatti, ricordando che in quella memorabile occasione, quando hanno rigettato, in marzo, l’accordo siglato dai sindacati confederali, hanno vinto, allontanando da sé lo spettro della liquidazione coatta, mostro partorito da mente tosiana, avviando il percorso che ha portato al commissariamento.

Comitato Opera Nostra – Fondazione Arena Bene Comune