Combonifem presenta La Ragazza del Mar Nero con Maria Tatsos

La sua nonna si chiamava Eratò, come la musa della poesia lirica e del canto corale. Il suo bisnonno, Petros, aveva scelto questo nome affinché fosse beneaugurante, nel caso il secondo arrivo in famiglia fosse stato ancora una bambina. Nonno Petros non badava alla tradizione per cui era una sfortuna avere figlie femmine, e chissà forse Eratò, con quel nome, avrebbe avuto in dono un’arte. Non sapeva papà Petros quanto sarebbe stata difficile la vita di Eratò che, a poco più di vent’anni, sarebbe stata costretta a scappare da Ordu in Turchia alla volta della Grecia, insieme a suo marito Nikos e al loro piccolo Christos, di appena due anni.

Il nome della nonna era Eratò, il suo invece è Maria, come la nonna materna. Ed è a lei che dobbiamo la storia de La Ragazza del Mar Nero, in cui si racconta non solo di quella giovane nonna del Ponto, ma di un’intera tragedia, quella del genocidio dei greci cristiani ortodossi. Una storia sconosciuta ai più, compresa, fine a qualche tempo fa, la stessa autrice di questo libro edito dalle Paoline.

La nonna non le aveva mai raccontato le vicende della famiglia. Solo una volta, quando lei era ancora una bambina, le sfuggì «questa non è la mia patria». Ma da bambini, si sa, si è troppo presi da tante cose, per soffermarsi su piccoli e sentiti pensieri che all’infanzia appaiono lontani o senza significato. E Maria, dal suo canto, doveva già coniugare il suo essere italiana e greca per farsi carico di un’ulteriore appartenenza, quella paterna dei greci del Ponto. Uomini e donne costretti, tra il 1916  e  il1923, a lasciare le proprie case a una Turchia che si voleva interamente musulmana.

Ma poi si diventa adulti e si comprende, come scrive Maria tra le sue pagine, che «la memoria è un dovere e sono i nostri ricordi a renderci quel che siamo» e che, come tristemente ci ricorda l’oggi, «chi non impara dalla storia è destinato a ripeterla». Ed eccola allora, Maria, diventata donna, cercare di rimettere insieme la storia di nonna Eratò e dei greci del Ponto. Raccontare un genocidio che la Turchia non riconosce e di cui tutti sappiamo poco. Scrivere di quegli uomini e donne costretti a lasciare ogni cosa. Narrare come, nel giro di pochi anni, la comunità greca del Mar Nero venne totalmente cancellata. Un ricordo che, dal 1994, ha una sua Giornata della memoria il 19 maggio.

Di questo libro, che «vuole essere un tributo alla memoria, per non dimenticare e per capire quanto siano simili le stragi di ieri a quelle di oggi», ma che si propone di essere «anche un inno alla speranza, perché una società che sa essere accogliente può diventare più ricca»; di queste pagine che ci ricordano come «anche i nostri nonni o bisnonni, in altri momenti della Storia, sono stati profughi, immigrati, stranieri e, se hanno fatto fortuna in terre lontane, e perché qualcuno ha offerto loro un’opportunità»; dell’ospitalità che i greci del Ponto ricevettero in Grecia, ospitalità intesa come «un dovere sacro, come esseri umani e come cristiani, per non lasciare vincere l’odio, mai», parleremo lunedì 23 maggio, alle ore 20.30 presso il Centro di Comunicazione Combonifem, via Cesiolo 46, Verona (ingresso via Monte Ortigara, strada Avesa). Insieme a noi ci sarà Maria Tatsos, autrice del libro La ragazza del Mar Nero e nipote di nonna Eratò.