Carlo Ginzburg a Verona

Tra Ernesto De Martino e Aby Warburg. Note su una ricerca in corso. Questo il titolo del seminario, organizzato dalla scuola di dottorato in Scienze umanistiche di ateneo, che si terrà mercoledì 7 giugno, alle 17, nell’aula T1 del polo Zanotto. Relatore dell’incontro sarà Carlo Ginzburg, storico italiano che ha conquistato la fama mondiale grazie alle sue ricerche di microstoria su mugnai e contadini del 1500 accusati di stregoneria e ed eresia.

“Carlo Ginzburg è ricordato soprattutto come uno dei padri della "microstoria", l'approccio metodologico alla storia centrato sullo sguardo "in scala", attento al dettaglio rivelatore, all'indizio, al carattere apparentemente marginale, al cosiddetto "paradigma indiziario" - spiega Gian Paolo Romagnani, direttore del dipartimento Culture e civiltà dell’università di Verona - Ginzburg possiede una formazione che si radica nella tradizione della grande storiografia italiana ed europea del Novecento e si è confrontato con maestri come Delio Cantimori e Arnaldo Momigliano, esercitando la sua perizia filologica in maniera originale e raffinata. Insofferente ad ogni etichettatura, ha voluto attraversare le discipline contaminando la storia con sguardi e approcci diversi, attingendo all'etnografia, all'iconologia, alla storia delle mentalità, alla psicologia. Da alcuni anni ama effettuare incursioni nel mondo dell'arte, come dimostrano le sue ormai classiche ricerche su Piero della Francesca (1982) e come confermano i saggi contenuti nel recentissimo volume Paura, reverenza, terrore (2015)”.

Storico italiano fra i più conosciuti a livello internazionale, Carlo Ginzburg si è occupato di storia della mentalità e della cultura popolare tra il XVI e XVII secolo, ponendo attenzione alla metodologia e ai rapporti tra ricerca storica e altri ambiti disciplinari.

Il seminario vuole soffermare l'attenzione sui preziosi spunti metodologici contenuti nell'opera di due maestri del Novecento europeo, l'italiano Ernesto De Martino, fondatore dell'etnografia italiana, e il tedesco Aby Warburg che amava definirsi “amburghese di cuore, ebreo di sangue, d'anima fiorentino”, fondatore degli studi di iconologi.