Caffè e Parole… le Nostre!

Venerdì 22 settembre Susanna Camusso, insieme a molte altre donne, ha lanciato un appello dal titolo significativo “Avete tolto senso alle parole” per denunciare non solo la violenza fisica e verbale a cui le donne sono quotidianamente sottoposte, ma la narrativa che trasforma stupri ed omicidi in un processo alle vittime.

Il linguaggio utilizzato dai media e il giudizio su chi subisce violenza, così come il ricondurre questi drammi a questioni etniche, religiose, o a numeri statistici rappresentano un’ulteriore aggressione alle donne e tolgono senso alla tragedia vissuta.

Raccogliendo l’appello nazionale, le donne della CGIL di Verona hanno deciso di promuovere un incontro per lanciare, anche a Verona, una iniziativa larga e condivisa per chiedere agli uomini, alla politica, ai media, alla magistratura, alle forze dell’ordine e al mondo della scuola e della cultura un cambio di rotta nei comportamenti, nel linguaggio, nella cultura e nell’assunzione di responsabilità di questo dramma.

Sabato 30 settembre alle ore 10.00, presso la libreria ed emporio culturale LIBRE! ((Via Scrimiari, 51/b), sono state invitate ad una colazione le Donne e le associazioni che, a vario titolo, si occupano a Verona di questioni di genere, ma l’incontro è aperto alle Donne, e non solo, che condividono la necessità e l’urgenza di una diversa narrazione.

Vorremmo con serietà, ma in libertà e leggerezza, discutere tra di noi su quali azioni proporre a Verona per un’autentica spinta ad un cambiamento che sconfigga la violenza contro le donne da parte degli uomini, di qualunque ceto sociale e nazionalità essi siano.

Di seguito il testo dell’appello nazionale con le prime firmatarie:

AVETE TOLTO SENSO ALLE PAROLE
Volete togliere senso ai numeri che parlano di un dramma. Non sapete quanto pesa denunciare e quale scelta sia. Ogni denuncia porta con sé la nuova violenza di cronache morbose, pornografiche, che trasformano le vittime in colpevoli.
Non sapete dare un senso al silenzio che le donne scelgono, o a cui sono costrette e lo occultate nelle statistiche che segnano una lieve diminuzione delle denunce, seppellendo nei numeri il peso permanente della violenza, degli stupri, dei femminicidi.
Avete tolto senso alle parole quando trasformate la violenza contro le donne in un conflitto etnico, razziale, religioso.
Avete tolto senso alle parole quando difendete il vostro essere uomini, senza pensare all'ulteriore violenza che infliggete: donne nuovamente vittime, oggetto dei vostri conflitti di supremazia.
Quando riecheggia il fatidico “dove eravate?”, vorremmo noi chiedervi “dove siete?”. Siamo uscite dal silenzio, abbiamo detto “se non ora quando” ed ancora “nonunadimeno”, abbiamo denunciato i diritti negati con la piattaforma CEDAW.
Abbiamo colorato piazze, città, la rete, le nostre vite perché vogliamo vivere ed essere libere.
Reagiamo con la forza della nostra libertà all'insopportabile oppressione del giudizio su come ci vestiamo o ci divertiamo.
Ci vogliamo riprendere il giorno e la notte, perché non c'è un "mostro" o “un malato” in agguato, ma solo chi vuole il possesso del nostro corpo, della nostra mente, della nostra libertà.
Non ci sono mostri o malati, ma solo il rifiuto di interrogarsi, il chiamarsi fuori che alla fine motiva e perpetua la violenza.
Le parole sono armi, sono pesanti lasciano tracce profonde ed indelebili, determinano l'humus in cui si coltiva la "legittimità" della violenza, la giustificazione dell'inversione da vittima a colpevole.
Ci siamo e continueremo ad esserci per riaffermare che la violenza contro le donne è una sconfitta per tutt* e ci saremo ancora perché vogliamo atti e risposte:

- La convenzione di Istanbul è citata, ma non applicata, farlo!
- La depenalizzazione dello stalking, va cancellata - ora!-
- La cultura del rispetto si costruisce a partire dalla scuola, dal senso delle parole, si chiama educazione!
- Agli operatori della comunicazione tutt*, chiediamo che ci si interroghi e si decida sul senso dell'informazione, sul peso delle parole ed esigiamo la condanna di chi si bea della cronaca morbosa.
- Ancora una volta risorse e mezzi per i centri antiviolenza, case sicure, e norme certe per l'inserimento al lavoro.
- Vogliamo che venga diffuso e potenziato il servizio di pubblica utilità telefonico contro la violenza sessuale e di genere, adesso!
- Alla magistratura e alle forze dell'ordine, che venga prima la parola della donna in pericolo, della donna abusata, che non si sottovaluti, che non si rinvii, che si dia certezza e rapidità nelle risposte e nella protezione.

Chiediamo a tutt*, pesate le parole. Sappiate che non si può cancellare la nostra libertà.

Adesioni ad appello al 21 settembre

Susanna Camusso, CGIL
Elisabetta Addis, economista
Roberta Agostini, parlamentare
Antonella Bellutti, olimpionica ciclismo
Sandra Bonzi, scrittrice
Gabriella Carnieri Moscatelli, Telefono Rosa
Luciana Castellina, politica e giornalista
Francesca Chiavacci, Arci
Franca Cipriani, Consigliera Nazionale di Parità
Daria Colombo, delegata PO Comune Milano
Lella Costa, attrice
Geppi Cucciari, attrice
Maria Rosa Cutrufelli scrittrice
Diana De Marchi, Commissione PO Milano
Loredana De Petris, parlamentare
Alessandra Faiella, attrice
Angela Finocchiaro, attrice
Francesca Fornario giornalista
Maddalena Gasparini, neurologa
Maria Grazia Giannichedda, Fondazione Basaglia
Marisa Guarneri, Cadmi (Centro donne maltrattate Milano)
Cecilia Guerra, parlamentare
Anna Guri, Scuola di Teatro Paolo Grassi
Francesca Koch, Casa Internazionale delle Donne
Simona Lanzoni, Pangea
Loredana Lipperini, giornalista e scrittrice
Maura Misiti ricercatrice Cnr
Rossella Muroni, Legambiente
Bianca Nappi, attrice
Giusi Nicolini, dirigente politica
Ottavia Piccolo, attrice
Bianca Pomeranzi esperta Cedaw
Rebel Network
Cristina Obber, giornalista e scrittrice
Norma Rangeri, giornalista
Rosa Rinaldi, dirigente politica
Chiara Saraceno sociologa
Linda Laura Sabbadini, statistica
Assunta Sarlo giornalista
Stefania Spanò, “Anarkikka” vignettista
Monica Stambrini, regista
Paola Tavella, giornalista e scrittrice
Vittoria Tola, Udi
Livia Turco, Fondazione Nilde Iotti
Chiara Valentini, giornalista e scrittrice
Elisabetta Vergani, attrice
Alessandra Kustermann, ginecologa