Bertani, Fo di padre in figljo

Riceviamo da Cristina Stevani, acuta commentatrice che spesso e volentieri ospitiamo in questo spazio, una riflessione su quanto avvenuto ieri durante la conferenza stampa di presentazione del MusaLab Franca Rame-Dario Fo.
Noi eravamo presenti alla conferenza stampa e abbiamo assistito a quanto è accaduto. L'editore Bertani, il primo a pubblicare Dario Fo dobbiamo ricordarlo, ha preso la parola ed è intervenuto esprimendo concetti, che condividiamo. Per noi però ha commesso un grave errore, quello di sempre, vanificando così il suo intervento, non ha saputo fermarsi al momento giusto. Il  prossimo venerdì durante Time Out, affronteremo l'argomento, facendo ascoltare al nostro pubblico quanto è accaduto.

Per dovere di cronaca non è stato Jacopo Fo a interrompere Bertani, ma Gianmarco Mazzi, seguito blandamente e nervosamente da Dario Fo stesso.

Verona si divide equamente fra coloro che, per le più diverse ragioni, vorrebbero zittire, almeno provvisoriamente e di quando in quando, Giorgio Bertani, e coloro che, invece, vorrebbero zittirlo per sempre, perché al solo vederlo e al solo sentirlo, già gli viene l’orticaria.

Ebbene, entrambi sono stati accontentati, credo. Ieri, a zittirlo, e in malo modo, è stato Jacopo, figlio unigenito di Dario Fo. La notizia mi viene riferita da una persona che, pur appartenendo al fronte di quelli dell’orticaria, ha assistito alla scena con sconcerto e dispiacere.

Pare infatti che il nostro "Bertan contrario” (qualcuno hai mai pensato di chiamarlo così?), all’Archivio di Stato, e in presenza dei Fo, di docenti e autorità, stesse dicendo qualcosa di molto importante, e incontrovertibile, riguardo a Verona. Ma il figlio Jacopo non gradì, lo interruppe e gli diede del leghista. Per questo penso che il colpo sarà fatale.

Al contrario, Jacopo figlio avrà a Verona, pare, una succursale del suo Alcatraz, la tenuta agrituristica che evidentemente gli lascia dei tempi morti. Infatti, giusto a Verona, ci sarà, come appendice di Alcatraz e dell’archivio Fo Rame, un laboratorio di arti e mestieri, o simili. Sia come sia, ha ragione il padre Fo: "a volte, sindaci reazionari riservano liete sorprese”. Liete sorprese, con speranze di guadagni?

C’è un piccolo dettaglio, caro figljo, ed è quello che fece dire a Gianni Scalia, reduce dalle sue collaborazioni con PP Pasolini: «Che mi dici dell’editore Bertani? A Verona che si fa per lui? Come sta?».

A Verona, era l’epoca dello sparo al cuore, già si diceva molto male.

Questa è Verona, e qui dicono sia nata Maria Callas. In realtà, è una favola metropolitana. Questa è Verona, e qui è morto Mario Riva. Da allora, non è successo niente. Per fortuna, negli ultimi anni, è spuntato un tal doctor Roberto Bolis, che crea e compone, detta veline e propaga l’etica tosiana per ogni dove. E per ogni dove lui si volga, arriva. Magari, qualche volta, nel gettare le sue bottiglie a mare, con ordini e veline, gli tocca d’incontrare, oltre che giornalisti piegati e piagati, un figlio che potrebbe non essere all’altezza del padre. Uno che non sa, o non vuol sapere, che quando il padre suo non se lo filava nessuno, in Italia (o meglio, se lo filava per censurarlo e ostracizzarlo), a Verona, un oscuro uomo di provincia, famoso per l’irruenza che lo portò a rapire un console contro la garrota promessa a un anarchico spagnolo, uno così, un piccoletto come Rascel, a quel padre gli pubblicava i primi libri, e li vendeva, eccome se li vendeva.

Dunque, figljo Fo, proprio tu dovresti stare zitto, e non zittire. E proprio tu, se mai avessi letto il Mistero buffo, potresti ricordare a padron Bolis che si sta pericolosamente avvicinando alla bolla Unam sanctam di Bonifacio VIII:

La bolla «…nella potestà della Chiesa sono distinte due spade, quella spirituale e quella temporale; la potestà spirituale deve ordinare e giudicare la potestà temporale…[...] chi si oppone …si oppone a Dio stesso… ogni uomo che desidera la sua salvezza deve assoggettarsi al vescovo di Roma».

Cristina Stevanoni