Battiato e Antony in Arena, 2 settembre

La scelta di portare un'icona queer come Antony a Verona, città un po' democristiana un po' leghista, è stata sicuramente ardita.
Un' Arena non proprio piena (peccato), un pubblico variegato di fan urlanti del divo Antony mescolati ai fedeli di Battiato, molti del tutto nuovi al primo personaggio che in realtà ha retto buona parte dello spettacolo.
Noi eravamo un po' perplessi su Antony perchè il genere emozionale non ci appassiona proprio, ma davanti a una performance del genere, un'orchestra (la Filarmonica Arturo Toscanini) che accompagna una voce inclassificabile e perfetta, apri la bocca e dici: spaziale! Poi respiri all'intervallo e... trasali vedendo in platea Enrico Corsi. Chissà se ha capito i testi e il discorso coperto da applausi di questo gigante in scialletto nero che aspira alla "donnità". E chissà cosa avrà pensato (forse "ci vuole un'altro parcheggio"?) sulle note di "Un'altra vita", con cui Battiato ha aperto la sua scaletta. Un'apertura per la verità disturbata da un problema tecnico e dalla dubbia scelta di cantare inizialmente seduto su una poltrona ortopedica. Ma poi il maestro ha fatto felice il pubblico sfoderando praticamente tutto il suo repertorio di punta e scendendo sotto il palco a salutare la gente scesa dalle gradinate per ballare, quasi come una pop star. Ci sono piaciuti anche i duetti Battiato-Antony (meravigliosa l'interpretazione di "As tears go by" di Rolling Stones) e Battiato-Alice.

Un concerto in cui Battiato si è confrontato con voci ben più imponenti della sua, riuscendo tuttavia a mantenere un equilibrio sia concettuale che musicale che solo ai grandi può riuscire.