AltroVe, un altro Veneto è possibile. Scopriamolo il 18 giugno a Venezia

AltroVe,  la Rete di Comitati e Associazioni per un Altro Veneto, indice una conferenza stampa per martedì 18 giugno alle ore 12 a Venezia presso l’Università di Architettura (IUAV) Cà Badoer Aula A 1° piano per denunciare il nuovo tentativo della Regione di aggirare le normative a tutela del territorio e deregolamentare gli strumenti urbanistici realizzando così nuove edificazioni attraverso i cosiddetti “Piani Strategici”.

Il tavolo di lavoro delle associazioni e dei comitati del Veneto, che si riunisce regolarmente presso l’Università di Architettura di Venezia, ha già elaborato un primo documento generale (la cui sintesi è pubblicata al termine di questo pezzo) e presenterà puntuali Osservazioni entro i termini di legge alla “Variante parziale” alla vecchia proposta di nuovo Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (PTRC) del 2009 che la precedente Giunta Galan aveva solo “adottato” senza peraltro riuscire a farlo approvare dal Consiglio Regionale.

A giudizio di AltroVe l’obiettivo di questa ri-adozione è quello di attribuire al PTRC, in via breve, laimportantissima “valenza paesaggistica” per tentare di superare i vincoli di salvaguardia esistenti (ex legge Galasso) e quelli stessi previsti nelle aree protette individuate dal vecchio PTRC del 1992, ancora vigente, senza passare attraverso l’elaborazione e l’approvazione di un vero e proprio Piano Paesaggistico regionale. Così facendo, non solo non si completano né si aggiungono tutele, ma si sottraggono e riducono quelle poche esistenti!

Al fine di far conoscere le proprie analisi e proposte chiede l’attenzione degli organi d’informazione e contemporaneamente chiede audizioni a tutte le forze politiche, culturali ed economiche della Regione.

AltroVe - Rete di Comitati e Associazioni per un Altro Veneto
Info e contatti:
Carlo Costantini 3358221841 arch.c.cost@gmail.com
Oscar Mancini 3356627027 oscarmancini@alice.it

AltroVe OSSERVAZIONI ALLA VARIANTE AL PTRC
adottata dalla Giunta Regionale con Dgr. n 427 del 10.04.2013

La Giunta Regionale ha recentemente approvato una “Variante parziale” alla vecchia proposta di nuovo Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (PTRC) del 2009 che la precedente Giunta Galan aveva solo “adottato” senza peraltro riuscire a farlo approvare dal Consiglio Regionale. In sostanza, l’obiettivo di questa ri-adozione con pesanti modifiche è di attribuire al PTRC in via breve la importantissima “valenza paesaggistica” richiesta dalla legislazione statale (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio - D.Lgs. 42 /2004). La Regione vorrebbe tentare di superare i vincoli di salvaguardia esistenti (ex legge Galasso) e quelli stessi previsti nelle aree protette individuate dal vecchio PTRC del 1992, ancora vigente, senza  passare  attraverso l’elaborazione e l’approvazione di un vero e proprio Piano Paesaggistico regionale. Così facendo, non solo non si completano né si aggiungono tutele, ma si sottraggono e riducono quelle poche esistenti!

Le associazioni e i comitati che da anni operano in tutto il Veneto a difesa del territorio e che già  nel  2009 si erano mobilitati presentando migliaia di osservazioni, denunciano ora il nuovo tentativo della Regione di aggirare le normative a tutela del territorio e di deregolamentare le nuove edificazioni attraverso i cosiddetti “Piani Strategici”.
Il tavolo di lavoro delle associazioni e dei comitati del Veneto, che si riunisce regolarmente presso l’Università di Architettura di Venezia, ha già elaborato un documento generale e presenterà puntuali Osservazioni entro i termini di legge. Al fine di far conoscere le proprie analisi e proposte sono state chieste audizioni a tutte le forze politiche, culturali ed economiche della Regione.
Per le associazioni e i comitati del Veneto la “Variante” presenta una plateale contraddizione tra i principi enunciati (quale quello del minor consumo di suolo) e le normative effettivamente prescrittive (mancata individuazione dei beni culturali e degli ambiti paesaggistici da tutelare, assenza di obiettivi di qualità, esautorazione del Consiglio Regionale e dei Comuni, ecc.).

In sintesi tre sono le questioni fondamentali e prioritarie che evidenziano l’inconsistenza del Piano da un punto di vista paesaggistico e che costituiscono fondati motivi di illegittimità.

1)   La  “Variante” non contiene i requisiti necessari per assumere la prescritta “valenza paesaggistica” richiesta dall’articolo 143 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. Infatti il Piano paesaggistico dovrebbe effettuare la ricognizione degli immobili e delle aree dichiarati di notevole interesse pubblico ai sensi dell’articolo 136 (ville, giardini, parchi, complessi di cose immobili di non comune bellezza...), delimitandoli e rappresentandoli in scala idonea alla loro identificazione, nonché determinando le specifiche prescrizioni d’uso.
Il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio “richiede”,  inoltre, al Piano paesaggistico di effettuare  la ricognizione delle aree tutelate per legge (già Legge Galasso n. 431/1985, ora art. 142 del Codice: territori costieri, fiumi, corsi d’acqua, foreste, zone d’interesse archeologico, zone umide, ecc.), delimitandole e rappresentandole in scala idonea alla loro identificazione, nonché determinando le relative prescrizioni d’uso intese ad assicurare la conservazione dei loro caratteri distintivi e – compatibilmente con tali caratteri – a promuovere la loro valorizzazione. Ma neppure questo compito è assolto dalla “Variante” al PTRC. Di fatto la “Variante” rinvia tali adempimenti a futuri, annunciati “Piani paesaggistici d’ambito”. Ma, in loro mancanza, è del tutto arbitraria   la pretesa di attribuire una “Valenza Paesaggistica” al PTRC. Di conseguenza è  illegittimo superare i vincoli di salvaguardia  esistenti (legge Galasso). L’approvazione della Variante nella versione attuale comporterebbe anche l’automatica eliminazione delle 60 aree protette previste dal PTRC del 1992 ancora vigente.
Ma, a questo punto, sorge una domanda anche sul ruolo svolto dalla Direzione Regionale dei Beni Culturali - soggetto “copianificatore”, che per conto del Ministero dovrebbe sottoscrivere con la Regione il PTRC e certificarne la decisiva “valenza paesaggistica”. La domanda è: cosa certifica il Ministero se i Piani Paesaggistici d’Ambito non ci sono ancora, se nessun vincolo è tracciato sulla cartografia e se la proposta di “Variante” al PTRC non contiene alcuna indicazione per il restauro dei paesaggi degradati  nelle aree non vincolate?

2)   I cosiddetti “Progetti Strategici”, intesi come progetti attuativi del PTRC, sono solo evocati ma non selezionati e individuati. Sarà la Giunta Regionale a disporne, quando crederà, la localizzazione, le priorità, i modi e i tempi di attuazione. Nella precedente versione il PTRC elencava 12 progetti strategici, mentre nella versione attuale - eliminato l’elenco - ci si limita a stabilire che «La Giunta Regionale provvede con propri atti all’individuazione dei progetti strategici, per la cui attuazione si applica quanto previsto ai sensi dell’art. 26 della L.R. 11/2004». Nell’articolato delle nuove Norme si individuano genericamente alcune aree preferibilmente assoggettabili a “progetti strategici” (art. 38, Aree afferenti ai caselli autostradali, agli accessi alle superstrade e alle stazioni SFMR; art. 39, Portualità veneziana; art. 40, Cittadelle aeroportuali; art.41, Hub logistici di Verona e dell'area Padova-Venezia-Treviso; art.54, Attività diportistiche; art.63, Dolomiti e Montagna Veneta), ma di fatto la Giunta Regionale si riserva il diritto in qualsiasi momento di individuare nuovi “Progetti Strategici” attuabili con accordi di programma in deroga ai piani ed alle normative urbanistiche vigenti. Ciò contrasta con quanto disposto  dalla stessa Legge regionale per il governo del territorio n.11/2004,  che stabilisce infatti che sia il  Consiglio Regionale, e non la sola Giunta, ad individuare i “progetti strategici”. Di particolare aberrazione giuridica oltre che urbanistica, la norma di cui all’articolo 38 che liberalizza le trasformazioni urbanistiche in prossimità dei caselli autostradali e degli accessi alle superstrade, delle stazioni SFNR per un raggio di 2 km dalla barriera stradale (per dare un’idea: ciascuna area di raggio pari 2 km corrisponde a 1256 ettari. Per esempio, 20.000 ettari  nei soli caselli della Pedemontana veneta). Una enorme ed imprecisata quantità di ambiti territoriali verrebbe di fatto lasciata preda di indiscriminate speculazioni immobiliari, probabilmente di nuovi centri commerciali (vedi anche commi 1.a e 1.b dell’art. 46 e comma 1.g dell’art. 67 delle Norme). I Comuni e le altre autonomie si vedrebbero sottrarre la potestà pianificatoria e urbanistica su grandi parti del proprio territorio.

3)  Non è possibile introdurre una “Variante” ad un Piano solo adottato nel 2009  e mai approvato dal Consiglio Regionale. Sembrerebbe che la Giunta regionale voglia definire la “Variante” come “Parziale” proprio allo scopo di eludere la necessità di predisporre e presentare un diverso ed esplicitamente nuovo PTRC.  Ma, se il fine è  quello della attribuzione della Valenza Paesaggistica, senza la quale, ai sensi del D.Lgs. 42/2004, il PTRC non potrebbe mai essere sottoscritto dal Ministero per i Beni Culturali e, quindi, poter essere approvato, la variante dovrebbe piuttosto definirsi sostanziale. La contraddizione non è solo in termini. Essa evidenzia il carattere strumentale e le finalità effettive di questa ri-adozione di fatto del PTRC.  La filosofia della Regione  rimane  quella del governo del territorio caso per caso, decidendo direttamente con gli operatori immobiliari, come già sta avvenendo per Veneto City, per il Quadrante Tessera, per Verona sud, per il Palais Lumiére e così via. Il vero obiettivo è di assolvere nominalmente all’obbligo della attribuzione della Valenza Paesaggistica e di strappare al Ministero per i Beni Culturali il necessario nulla-osta , per avere poi, una volta delimitate le sole aree già vincolate a norma di legge, mano libera sul restante  90 % del territorio regionale.

Sono queste alcune delle ragioni di fondo che inducono i comitati e le associazioni del Veneto a denunciare l'inadeguatezza, la sostanziale non rispondenza e quindi l'illegittimità della “Variante” al PTRC adottata. In alternativa, i comitati e le associazioni richiedono che si proceda con la massima urgenza alla redazione ed approvazione di un vero Piano Paesaggistico e di un nuovo PTRC , coerenti con le stesse analisi del Piano adottato,  fondati sui principi della effettiva tutela del patrimonio storico, culturale e paesaggistico della nostra Regione, della sostenibilità ecologica ed ambientale e della drastica riduzione del consumo di suolo. Chiedono inoltre che, in attesa dell'approvazione di detto piano e di norme tecniche cogenti ed efficaci, venga inserita  una norma transitoria che preveda la permanenza delle misure di salvaguardia del PTRC approvato del 1992, tutelando integralmente le aree previste nelle categorie della “Legge Galasso” fino alla precisa definizione dei loro confini,  e che, con   apposito provvedimento regionale,  si stabilisca una moratoria edilizia, ovvero la sospensione da parte degli enti locali di ogni determinazione sulle domande relative ad interventi di trasformazione edilizia ed urbanistica che interessino aree di espansione urbana (in particolare se utilizzate o utilizzabili a fini agricoli) ed aree poste entro un raggio di 1500 metri  dagli immobili individuati come beni paesaggistici.