Alessandro Anderloni presenta la “sua” Divina Commedia

Una riduzione teatrale delle tre cantiche della Divina Commedia, in occasione dei 750 anni dalla nascita di Dante Alighieri. Intento ambizioso per Alessandro Anderloni che, nell’ambito della seconda edizione del progetto Generazione Teatro, torna al Teatro Ristori con la compagnia teatrale del Liceo Messedaglia di Verona. 
Si intitola Commedia Comedìa lo spettacolo che andrà in scena giovedì 28 maggio alle 21, con ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. 
Il numeroso gruppo di teatro del Messedaglia si dividerà in due messe in scena.

Il viaggio nelle tre cantiche dantesche sarà preceduto da La città delle donne, canovaccio di commedia dell’arte scritto da Lorenzo Bassotto e da Alessandro Anderloni che ha partecipato alla Giornata Mondiale della Commedia dell’Arte organizzata dall’Accademia Teatrale Veneta a Padova. Narra di una Venezia senza uomini, perché tutti in guerra, nella quale le donne, colombine, nobildonne e streghe, con l’aiuto di Arlecchino imbrogliano Pantalone e riescono a prendere il potere. Nella secolare tradizione della Commedia dell’Arte, attori e a attrici recitano a soggetto per quello che diventa un giocoso prologo, tanto lontano quanto paradossalmente vicino alla Comedìa che segue.
«Tante volte ci siamo chiesti nel corso del laboratorio di teatro», racconta Anderloni, «se non fosse “folle” portare in scena la Divina Commedia, se perfino Dante punteggia il suo poema di invocazioni d’aiuto, di dubbi e di giustificazioni del nulla che può dire, del poco che ha visto, del niente che ricorda di ciò che “trasumanar significar per verba non si poria”. E noi? Noi ci azzardiamo a dirlo e a mostrarlo sul palcoscenico, persuasi che il viaggio di Dante personaggio è il viaggio di ciascuno di noi, che dalla finestra della Commedia spiamo noi stessi, che nel riflesso dell’indicibile visione di Dio ci sono gli uomini e le donne che noi siamo».

Gli attori e le attrici del Messedaglia inscenano le tre cantiche con una selezione delle terzine tra le più celebri, recitate con l’aiuto di microfoni per dare alla voce tensione e spessore. 
I costumi e le realizzazioni sceniche dello spettacolo sono di Giovanna Ferrarese che ha reso situazioni e personaggi con utilizzo di materiali poveri: reti, elastici, nylon, specchi plastificati, teli termici. I suoni sono a cura di Samuele Tezza e Francesco Ambrosini, le luci dello stesso regista.
«Dante ti direbbe: “Pensa spettator…” – conclude Anderloni –. Perché questo viaggio, che ricomincia ogni volta “nel mezzo del cammin di nostra vita”, questo viaggio che ci affatica, che vince infine il nostro tentativo di comprendere il mistero, è anche il tuo viaggio, è il nostro e il tuo “folle volo”».