Al Nuovo è Grande Teatro con Il testamento di Maria

Martedì 12 gennaio quarto appuntamento con la trentesima edizione del Grande Teatro. che alle 20.45 al Nuovo, propone Il testamento di Maria di Colm Tóibín con la regia di Marco Tullio Giordana e con la traduzione e l’adattamento dello stesso Giordana e di Marco Perisse, protagonista Michela Cescon.
Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Stabile di Torino, dal Teatro Stabile del Veneto e da Zachar Produzioni.

Dopo il grande successo ottenuto con The Coast of Utopia di Tom Stoppard, si riforma la coppia artistica composta da Michela Cescon e da Marco Tullio Giordana che alterna con successo le regie cinematografiche (undici, da Maledetti vi amerò del 1980 a Romanzo di una strage del 2012) a quelle di prosa. L’incontro avviene grazie al Testamento di Maria (The Testament of Mary, 2012), testo di Colm Tóibín, uno dei maggiori scrittori irlandesi contemporanei con un passato nell’IRA e un presente che lo vede impegnato per i diritti gay. In questo breve e intenso romanzo (uscito nel 2014 per Bompiani due anni dopo l’edizione inglese) Tóibín affronta il rapporto fra Maria e suo figlio nei giorni della predicazione alle folle e in quelli drammatici della condanna e della crocifissione. La prima stesura era stata in forma di monologo teatrale andato in scena nel 2011 al Dublin Theater Festival nell’interpretazione di Marie Mullen. Dopo l’uscita del libro, il monologo è stato interpretato da Fiona Shaw a Broadway nella  primavera del 2013. Qualche mese dopo ne è uscita un’edizione audiobook con la voce recitante di Meryl Streep.

In Tóibín la figura di Maria è solo e fortemente umana, lontana dall’agiografia cattolica che la vede dolente e consapevole del grande piano di salvezza di cui il figlio di Dio si è reso protagonista. Dice Michela Cescon: «Quando ho letto The Testament of Mary di Tóibín ho capito subito che era un testo giusto per il teatro. Mi sono commossa, mi sono sentita avvolta e, chiuso il libro, la mia immagine di Maria non è più stata la stessa. Ho sentito profondamente il tema madre-figlio come lo narra lo scrittore. In tutta l’opera la personalità, il talento e il forte destino di un ragazzo risultano dolorosamente incomprensibili e inaccettabili da una madre, perché troppo piena di paura e di amore».

La Maria di Tóibín – una madre rabbiosa e cupa – può sotto certi versi richiamare un’altra celebre Madonna teatrale: quella di Mistero buffo (1969) di Dario Fo, opera-giullarata in grammelot ispirata a brani dei vangeli apocrifi e a racconti popolari sulla vita di Gesù. Interpretata da Franca Rame, era una Madonna che cercava di convincere Gesù a liberarsi da quel supplizio e aggrediva l’arcangelo Gabriele che, nel tentativo di consolarla, le ricordava che tutto era parte di un disegno divino. «Tóibín non ne ha mai parlato ma secondo me – dice Marco Tullio Giordana – ha anche attinto dal Vangelo secondo Matteo di Pasolini, film che ha creato un'iconografia molto forte della Madonna. Questo testo – prosegue – conserva anche nelle sue pagine più dure, persino quando ci gettano nell'abisso, una forma di sacralità. Ne è un esempio il finale, che è duro allo stesso modo per credenti e laici. Perché quando dicono a Maria – conclude il regista – che il figlio è morto per salvare il mondo, lei risponde con una sola frase: che “non ne valeva la pena"».

Rispetto alle iconografie classiche, la Madonna di Tóibín è una donna anziana, amareggiata e delusa che ricapitola i fatti connessi all’atroce morte del figlio. Vive sola, abbandonata da tutti a eccezione di un paio di assidui visitatori (identificabili con i primi evangelisti) che oltre a provvedere alle sue necessità, tentano di estorcerle ricordi da sfruttare nei libri che stanno scrivendo. Fanno parte, i due, dei seguaci del figlio morto, un gruppo di “cani sciolti” per i quali lei, che non ha alcuna fiducia negli uomini, non ha mai nutrito stima. Segretamente regressa a una concezione di vita quasi pagana, si è perfino comprata una statuetta di Afrodite che ovviamente tiene nascosta.

Dopo il diploma alla Scuola per Giovani Attori del Teatro Stabile di Torino diretta da Luca Ronconi, Michela Cescon si è divisa con successo tra teatro, cinema e televisione. Pluripremiata interprete di film di elevato spessore artistico (da Primo amore di Matteo Garrone a Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana, da L’aria salata di Alessandro Angelini a Vincere di Marco Bellocchio e a Il compleanno di Marco Filiberti), può vantare ben tre premi UBU per il teatro e successi televisivi come Braccialetti rossi di Giacomo Campiotti.

Nato nel 1955 a Enniscorthy (Irlanda), Colm Tóibín ha studiato Storia e Letteratura Inglese all’University College of Dublin. A vent’anni ha cominciato a viaggiare, prima in Spagna, poi in Argentina, in Sudan, in Egitto, negli Usa. Giornalista, saggista e romanziere, è considerato uno dei maggiori scrittori irlandesi contemporanei. Tra le sue opere uscite in Italia Brooklyn, La famiglia vuota, The Master e Amore in un tempo oscuro. I suoi libri sono stati tradotti in almeno venti lingue.

Il testamento di Maria ha avuto grandi apprezzamenti dalla stampa internazionale. «Tóibín raggiunge il massimo della sua espressione lirica in questo bellissimo lavoro» (The New York Times Book Review). «Un romanzo superbo. Tóibín dona a questa storia familiare un’intimità sorprendente» (The New Yorker). «Nessuno scrive come Tóibín: le sue frasi ritagliano nuovi spazi nel nostro immaginario» (The Guardian).

Dopo la “prima” di martedì, repliche tutte le sere alle ore 20.45 fino a sabato. L’ultima replica, domenica 17 gennaio, è alle ore 16.00.

Giovedì 14 alle ore 17.00, al Teatro Nuovo, Michela Cescon incontrerà il pubblico. L’ingresso all’incontro è libero.

Info e vendita biglietti al Teatro Nuovo, tel. 0458006100.