Ai lavoratori/trici di Fondazione Arena e alle Segreterie Nazionali di categoria

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato unitario delle segreterie di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Fials Cisal  rivolto ai lavoratori/trici di Fondazione Arena e alle Segreterie Nazionali di categoria.

Si è svolto nella giornata di lunedì un importante incontro con un gruppo di parlamentari che hanno aderito alla richiesta a loro pervenuta dalle Segreterie sindacali e dalle RSU della Fondazione Arena di Verona. Erano presenti all’incontro gli/le Onorevoli Rotta, D’Arienzo, Zardini, Fantinati, Businarolo e i Senatori Tosato e Bertacco. Identica iniziativa si sta svolgendo in ogni città sede di Fondazione Lirica tra le rispettive Organizzazioni sindacali e i propri parlamentari.

Pur dalle diverse posizioni che essi rappresentano nel quadro parlamentare e delle diverse responsabilità nei confronti della compagine governativa, le parti si sono lasciate con intendimenti comuni e reciproci impegni per il prossimo futuro.

È stato in particolare esposto dai Sindacati, con una discussione franca e documentata, il riflesso negativo che l’art. 24 della legge 160/2016 (provvedimento introdotto come emendamento nella finanziaria che interviene in caso di mancato pareggio di bilancio) avrebbe sulle Fondazioni Lirico-Sinfoniche. In particolare il Sindacato ha giudicato estremamente negative le norme del comma 3-bis di declassamento a “teatri di tradizione”, di drastica riduzione del supporto normativo ed economico, della modifica dei rapporti di lavoro del personale tutto (di dubbia legittimità giuridica) e molto altro ancora quale effetto della ipotesi suddetta.
 

Condizioni queste peraltro antitetiche al percorso di risanamento e rilancio intrapreso dalla Fondazione Arena di Verona alla Legge Bray.
Strumento questo che, ancorché lontano dall’essere approvato definitivamente, ha visto l’adesione e il sacrificio dei lavoratori che già nel 2016 hanno contribuito con una quota economica significativa dovuta a due mesi di fermata lavorativa e conseguenze decurtazione dei salari presupposti dal piano stesso.

Il Sindacato ha chiesto pertanto ai Parlamentari presenti un impegno trasversale di modifica di tale ordinamento legislativo (legge 160) in sede di stesura dei regolamenti attuativi da parte delle Commissioni competenti.
Su questo tema i parlamentari presenti, pur distinguendosi in alcuni casi dalla valutazione sindacale, si sono impegnati affinché, in sede di stesura delle norme operative della legge stessa, da emanarsi entro giugno prossimo, vengano trovate soluzioni a tutela dei salari, più idonee al rilancio per le Fondazioni e per la Fondazione Arena nella suddetta specificità.

Da parte sindacale è stato valutato come non più idoneo il metodo di erogazione del FUS proponendo che esso sia erogato per le necessità operative dell’anno corrente ed eventualmente conguagliato all’effettiva attività consolidata nell’anno successivo. Ciò nella prospettiva di un contributo meno incerto e mirato alle necessità correnti dei Teatri.

Per la Fondazione Arena di Verona è stata riconosciuta e condivisa l’analisi di una passata gestione che ha costretto il Ministero al Commissariamento e al necessario piano di risanamento previsto dalla Legge Bray.

La rapida autorizzazione ministeriale resta prioritaria al rilancio operativo e artistico della Fondazione atteso dai lavoratori nel rispetto dei sacrifici sinora assunti, alla vigilia di una stagione areniana di vitale importanza.

Tale autorizzazione è di assoluta priorità nel piano presentato dal Commissario Fuortes, al lavoro prodotto dall’attuale sovrintendente e alla necessità, per i lavoratori, di un percorso certo per il destino stesso di Fondazione Arena.L’aver ottemperato a tutte le richieste, incluse quelle aggiuntive, avanzate dalla struttura ministeriale di gestione della legge Bray dovrà ora trovare il suo definitivo riconoscimento.

Abbiamo positivamente colto l’impegno dei parlamentari a favorire la massima partecipazione delle parti sociali ai nuovi provvedimenti normativi e legislativi che porteranno al riordino del settore attraverso un nuovo “codice per lo spettacolo dal vivo” che si inserisca nel percorso intrapreso per altri settori della produzione culturale del nostro Paese, valorizzando tanto la specificità qualitativa che l’importante indotto economico che essa rappresenta per i territori e le economie locali.

A quest’ultimo riguardo una particolare preoccupazione è stata rivolta al territorio veronese che, non riconoscendo il valore culturale, di immagine ed economico che rappresenta la Fondazione Arena (400 milioni d’indotto all’anno per l’economia locale), non supporta in modo sufficiente e comunque inferiore a molte altre realtà territoriali italiane il rinnovamento e il rilancio di questo settore produttivo. Un impegno dunque, anche a favorire, in questo quadro di riferimento, una più attenta risposta del territorio stesso.

È stata infine comunemente e unanimemente valutata improponibile e allo stato attuale giuridicamente impraticabile l’ipotesi, pur enfatizzata a Verona, di liquidazione della Fondazione e sua sostituzione con una SpA al solo scopo di lucrare sulla stagione estiva, sfruttando e distruggendo definitivamente, nel giro di qualche stagione, quanto costruito con professionalità nella storia stessa della Fondazione.

Non solo il quadro giuridico e normativo non prevede e consente tale ipotesi di privatizzazione, ma distruggerebbe il potenziale rappresentato dalla storia e dalla articolazione della Fondazione (sia nei propri settori artistici che tecnici) che va intesa come un “teatro di produzione” capace di produrre e promuovere innovazione nelle rappresentazioni e non invece trasformata in un “teatro di circuitazione” sensibile a logiche puramente commerciali.

Il confronto e lo scambio di valutazioni continueranno dunque anche nel prossimo futuro rispetto alle materie e alle scadenze discusse.

Le segreterie di
Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Fials Cisal

Il presente comunicato è stato condiviso nei suoi contenuti dai parlamentari presenti all’incontro.