Adigeo: grandi concessioni urbanistiche, zero benefici per i quartieri di Verona Sud

Il caso del nuovo centro commerciale Adigeo illustra alla perfezione come sia possibile aumentare a piacimento le superfici commerciali concesse senza adeguare contestualmente la viabilità di sostegno e senza riconoscere nessuna compensazione ai quartieri limitrofi che lo ospitano.

Il progetto è partito nel 2012 con una superficie lorda (Sul) concessa di 40 mila metri quadri e una superficie di vendita (Sv) di 25 mila. Nel 2015 viene subito accordato (prima ancora di cominciare) da parte di Comune e Provincia un aumento della Sv del 31,6% che così schizza a 32.900 mq. Si tratta dell’impennata più grande dopo le ex Cartiere, passate in pochi anni dai 10 mila mq commerciali iniziali ai 25 mila attuali, e del Tiberghien (da 8 mila ai recenti 15 mila). In più la proprietà viene esonerata dall'effettuare ogni integrazione dello studio di impatto ambientale con la scusa che di pari passo è stata ridotta in egual misura la superficie direzionale. E non è ancora finita, perché dal maggio 2016 si attende che la Provincia si esprima su una nuova richiesta della proprietà Adigeo, che vuole portare la superficie lorda a 46 mila metri quadri.

Ad ogni modo, a fronte dell’ingrandimento della superficie di vendita, la proprietà Adigeo e il Comune di Verona, in data 2 Maggio 2016, hanno dovuto rinnovare la convenzione da cui è stata clamorosamente esclusa ogni compensazione ambientale apprezzabile in favore dei quartieri.
Nella convenzione è stata infatti riconfermata la costruzione dello svincolo di Via Vigasio della tangenziale, senza il quale il centro commerciale non avrebbe nessun accesso diretto; il finanziamento di una stazione del bike sharing cittadino; di una pista ciclabile ancora da definire; di 110 parcheggi bici riservati però ai dipendenti; di un servizio di bus navetta che faccia la spola col centro storico (centro storico, non il futuro parcheggio di Verona Sud...).

Tra i vari impegni di responsabilità sociale o sostenibilità ambientale o territoriale troviamo: un contributo annuo di 15 mila per cinque anni per il sostentamento dell’Ufficio Informazioni turistiche Iat di Verona; un contributo di 5 mila euro per 3 anni (15 mila in totale) a sostegno della pubblicazione regionale e della relativa applicazione per smartphone “Guida ai luoghi storici del commercio e della ristorazione”; un contributo di 54.150 euro destinato ad “interventi di rivitalizzazione del commercio nell’ambito del centro storico e urbano”. Incredibile ma vero: si pensa di più al centro storico e a finanziare la spesa corrente che non ai quartieri di Verona Sud.

Meritano un capitolo a parte le promesse sui posti di lavoro: si calcola che l’ingrandimento accordato porterà ad assumere 100 lavoratori in più. "Sulle nuove assunzioni" la convenzione prevede la possibilità, da parte dello "Sportello lavoro" del Comune, di segnalare lavoratori in mobilità o cassa integrazione disponibili a lavorare nella grande distribuzione. In totale si stimano un migliaio di assunzioni, che la proprietà assicura saranno a tempo indeterminato per il 50% con l’obbiettivo di arrivare all’80% di stabilizzati entro tre anni dall’apertura. Ne più né meno di quanto è già possibile fare con il Job Act. Per il resto il Comune non ha alcun strumento per fare rispettare promesse che sono in chiara controtendenza rispetto alle generalizzate tendenze occupazionali nel resto della grande distribuzione. Se poi ha ragione Confcommercio, secondo la quale per ogni posto creato nei centri commerciali se ne distruggono 3 nel piccolo commercio autonomo, c’è davvero poco da stare allegri o essere fieri.

Michele Bertucco
consigliere comunale