73° Anniversario dell'assalto al carcere degli Scalzi

Oggi,  17 luglio 2017, alle ore 17 viene celebrato  il 73° Anniversario dell'assalto al carcere degli Scalzi.

La cerimonia nasce per ricordare l'impresa dei partigiani, sei per la precisione (Emilio Moretto, 29 anni, Aldo Petacchio, 35 anni, Vittorio Ugolini, 23 anni, Berto Zampieri, 34 anni, Lorenzo Fava, 25 anni, e Danilo Preto, 22 anni), appartenenti al G.A. P. (Gruppi di Azione Patriottica) che il 17 luglio 1944 fecero il famoso "assalto agli Scalzi" per liberare, da quel carcere, Giovanni Roveda, segretario nazionale della Cgil. Nell'azione morì Preto e, dopo un mese, Fava per le ferite e le torture. 

Lunedì 17 luglio, per consentire alle ore 18 la presentazione della Giunta al primo Consiglio comunale, la cerimonia commemorativa per il 73° anniversario dell'assalto al Carcere degli Scalzi, diversamente da quanto previsto dal cerimoniale, è anticipata alle ore 17. 

Il programma della commemorazione:

Ore 17:00  Raduno presso il Monumento di Don Chiot

  • deposizione di una corona
  • esecuzione di brani musicali a cura del coro "Voci della Ferrata" di Verona
  • il corteo raggiunge il cortile dell'ex carcere degli Scalzi
  • commemorazione dei caduti al Cippo a loro dedicato: deposizione della corona alla targa commemorativa
  • onori militari
  • saluto dell’Assessore comunale Edi Maria Neri
  • intervento dell'oratore ufficiale Olinto Domenichini, docente all'Università di Verona  

Ore 18:00 Chiusura della manifestazione, con brindisi dell'amicizia.

Un po'di storia

Nel luglio del 1944 Giovanni Roveda figura centrale del sindacalismo italiano e bandiera dell’antifascismo - era rinchiuso da circa sei mesi nel carcere degli “Scalzi” di Verona.

Nel suo peregrinare da un carcere all’altro del Nord Italia la sua figura fu costantemente al centro dell’attenzione delle diverse forze antifasciste che in più occasioni tentarono di favorirne la fuga. Finché giunse nel carcere veronese, considerato sicurissimo perché da lì non era mai fuggito nessuno.

Il compito di sfatare quel mito fu affidato ad un gruppo di giovani veronesi appartenenti ai Gap cittadini - Gruppi di azione patriottica - : Berto Zampieri, Lorenzo Fava, Emilio Moretto “Bernardino”, Danilo Preto, Vittorio Ugolini, oltre ad Aldo Petacchi, inviato dai vertici del Partito Comunista.

Dopo una serie di tentativi andati a vuoto, l’evasione avvenne il 17 luglio 1944 quando, attorno alle 18.30, i gappisti entrarono nel carcere scaligero, disarmarono le guardie, tagliarono i fili del telefono e portarono fuori dalla prigione Giovanni Roveda.

Terribile il succedersi degli eventi: dall’interno del carcere il direttore e le guardie iniziarono a sparare sui gappisti e sulla loro macchina, e a quel fuoco si aggiunse anche quello proveniente dagli spari effettuati dall’esterno.

Furono colpiti lo stesso Roveda, Moretto, Fava e Preto i quali ultimi, poi, dovettero, pur in quelle condizioni, scendere dall’automobile che non riusciva ad andare in moto e farla ripartire a spinta sotto il grandinare dei proiettili.

Scaricato Roveda a casa di Attilio Dabini, la macchina proseguì verso la periferia, dove Moretto fu costretto ad abbandonarla per andare a cercare soccorso per i suoi compagni gravemente feriti, che lasciò in macchina. Una serie di contrattempi impedì di tornare in tempi brevi: quando giunsero i soccorsi - ormai all’alba del 18 luglio - era già sparita ogni loro traccia.

Preto morì nella sera del 17 luglio, pochi minuti dopo la cattura da parte della Guardia Nazionale Repubblicana. Fava, invece, catturato e a lungo torturato, riuscì a non parlare per circa un mese ma, nel frattempo, si addossò la responsabilità di una serie di attentati avvenuti nel Veronese, favorendo, in tal modo, la liberazione degli ostaggi che i tedeschi avevano imprigionato per ritorsione.

Il 23 agosto Lorenzo Fava fu fucilato e il suo corpo venne portato - anonimo - nel cimitero di Verona. Solo in occasione del primo anniversario di quella liberazione ci si rese conto che il cadavere inumato 11 mesi prima era il suo.

Giovanni Roveda, dopo l’evasione dal carcere, torna a Torino e riprende la lotta per la Liberazione: il 28 aprile 1945 viene nominato dal CLN Sindaco di Torino, mantenendo l’incarico fino al dicembre 1946, in quanto entra a far parte dell’Assemblea Costituente, divenendo poi Senatore. Riprende anche l’attività sindacale arrivando ai vertici della Fiom. Muore all’età di 68 anni, per una flebite causata dalla pallottola che gli era rimasta in corpo.

Anche “l’audace assalto al carcere degli Scalzi” è citato nella motivazione con cui il 5 ottobre 1993 il Presidente della Repubblica ha concesso al Comune di Verona la medaglia d’oro al Valor Militare.