18 Dicembre: Giornata Mondiale Dei Migranti

Scusate Se Non Siamo Annegati

 La riflessione di Renzo Fior, responsabile della comunità Emmaus di Villafranca di Verona:

 Da gennaio 2014 ad oggi, come dice l’agenzia ONU – UNHCR, sono almeno 3419 i migranti che hanno perso la vita nella traversata del Mar Mediterraneo. Nonostante questi dati raccapriccianti, ai quali ci stiamo paurosamente abituando, assistiamo da alcuni mesi ad una recrudescenza di slogan che vedono nei migranti l’origine e la causa di tutti i mali italici.

Il costo complessivo della presenza degli stranieri nel 2012 è stato pari a 12,6 mld € ma si dà il caso che gli immigrati, come tutti gli esseri umani, oltre a vivere e consumare lavorino, paghino tasse, imposte… insomma, oltre a respirare, sanguinare, ridere, vivono e producono reddito. Nel 2012 i benefici economici, ossia le entrate per l’Erario, sono stati di 16,5 mld di Euro (dossier statistico immigrazione 2014). La differenza tra entrate e uscite è dunque di +4,6 mld. Alla faccia di coloro che continuano a dire che gli stranieri ci portano via il lavoro e sono un peso economico.

Alcuni giorni fa, ascoltando la radio, ho avuto l’occasione di sentire il presidente Zaia che, interrogato da uno straniero da tanti anni in Italia, diceva «siamo stufi di accogliere stranieri che vengono a riempire le patrie galere», intendendo con questo dire che gli stranieri sono portati “quasi naturalmente” a delinquere. Ma nella stessa intervista gli è sfuggito di sottolineare che gli stranieri in Veneto producono il 5% del Pil annuale.

La verità è sotto gli occhi di tutti: la politica e i politici italiani ed Europei devono riconoscere il fallimento delle norme che regolano l’ingresso dei migranti in Italia; quante Lampedusa o morti in mare devono esserci perché i politici accettino di rivedere in maniera sostanziale la loro politica rispetto ai migranti? Quando saremo capaci di trovare soluzioni positive e rispettare le persone che soffrono e che cercano solamente una vita migliore lontano da tutto quello che è guerra, distruzione, repressione e carestia?

Queste persone scelgono di mettere a rischio la loro stessa vita in mare o addirittura la vita dei loro figli piuttosto di restare nel loro paese o in un paese di transito: questo dà l’idea del livello di disperazione!

Se c’è una cosa che dobbiamo aver imparato dalla tragedia di Lampedusa e dalle altre che si sono succedute è che le politiche repressive non scoraggiano i flussi migratori perché la speranza è sempre più forte della paura. Non è possibile -e non lo sarà mai- sigillare le frontiere internazionali e i migranti continueranno ad arrivare nonostante tutti gli sforzi messi in campo per respingerli. Questo avrà un costo terribile in termini di vite umane e sofferenza; non è possibile continuare con delle politiche fondate solo ed esclusivamente su delle misure di “sicurezza” contro l’invasione.

Per questi motivi è indispensabile che i governi mettano in atto soluzioni che possano permettere a coloro che “fuggono” di arrivare in condizioni di sicurezza togliendo alla malavita la gestione di questi “passaggi” dai quali lucrano senza la minima preoccupazione per la salvezza di vite umane.

Diceva il governatore Zaia nella trasmissione citata: «non possiamo accogliere tutta l’Africa e dobbiamo aiutare gli Africani sulla loro terra con opere, interventi ecc.». Tutto vero, ma forse Zaia dimentica che l’Italia si era impegnata a dare ogni anno lo 0,7% del proprio PIL per la solidarietà internazionale; la realtà è che da anni l’Italia versa un misero 0,1% e tante volte destinato a sostenere, in una partita di giro, le imprese italiane che lavorano in Africa. Dimentica Zaia che i migranti che arrivano sulle nostre coste non sono solo Africani ma ci sono Iracheni, Pakistani, Siriani ecc. che fuggono da guerre che sono alimentate da armamenti che vengono dall’Europa. Questo ci provoca e dovrebbe inquietarci e portarci a riconoscere il fallimento del nostro modello economico e sociale generatore di disuguaglianze e di sofferenze.

Dobbiamo lavorare per un approccio radicalmente diverso: come dice all’art. 13 la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani promulgata dall’ONU nel lontano 1948, è necessario affermare la libertà di circolazione, il rispetto della dignità e dei diritti dei migranti e non renderli, come sta avvenendo nella nostra società, i capri espiatori dei nostri mali per passare all’incasso nel momento in cui si chiamano i cittadini ad esprimere il loro parere. Purtroppo vediamo che fomentare l’odio e il razzismo paga in termini di consenso dell’opinione pubblica.

«I migranti sono il cuore dell’umanità». In una frase la sintesi del Forum Mondiale Migrazioni che si è tenuto a Johannesburg dal 5 all’8 dicembre 2014, forum che si è svolto in quelle che erano le carceri dove per gli ultimi 10 anni Nelson Mandela ha trascorso la sua prigionia. Dalle politiche che gli stati mettono in atto nei confronti dei migranti possiamo valutare il grado di civiltà ed umanità.