A 15 anni dal G8 di Genova l’Italia non ha ancora una legge sul reato di tortura

A 15 anni dai fatti del G8 di Genova l’Italia non ha ancora una legge sul reato di tortura. Il Senato, infatti, ieri ha sospeso, a data da destinarsi, l’esame del disegno di legge. La decisione è stata presa dalla conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama su richiesta di Forza Italia, Lega Nord e Conservatori e Riformisti.

La discussione sul ddl, ha diviso le forze politiche tra chi difende le forze di polizia, e chi, soprattutto in considerazione del caso della Diaz di Genova, reclama uno strumento normativo a garanzia della correttezza dell'attività degli uomini in divisa, per punire derive o violenze non giustificate dalla legge o dalle regole di ingaggio.

Soddisfazione espressa dal Ministro Alfano che ha dichiarato che le forze dell’ordine “stanno facendo un lavoro eccellente, che non può avere il freno derivante dall’ansia psicologica o dalla preoccupazione operativa in un contesto complesso nel quale dovrebbero venire a trovarsi” per motivare il suo freno verso la legge che renderebbe la tortura un reato specifico in Italia e che il ministro dell’Interno vuole ancora modificare prima dell’approvazione.

Se il reato fosse stato in vigore, sarebbe certamente stato contestato nei casi di Cucchi, Uva e Aldrovandi, tre cittadini morti dopo essere stati arrestati, picchiati e sottoposti a numerose violenze per più giorni da parte delle forze dell'ordine. Ma soprattutto per le violenze alla Diaz durante il G8, per le quali l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea dei Diritti Umani.

La tortura è la perdita definitiva di umanità, una crisi collettiva fatta di barbarie, fallimenti e paura.

“Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamenti o punizioni crudeli, disumani e degradanti.”
(Dichiarazione universale dei diritti umani, articolo 5)