“Benvenuti Popoli Migranti”, una serata per l’accoglienza e la solidarietà, turbata dall’arrivo del Veneto Fronte Skinheads

Venerdì 13 Maggio u.s., al Centro Tommasoli, si è svolta una serata per dare voce a quella parte di Verona e del Veneto, che di fronte al dramma dei migranti si adopera per l’accoglienza e contrappone la generosità al rifiuto e alla paura di una parte della nostra società.

La serata si è svolta in un clima sereno di scambio e condivisione, in un susseguirsi di testimonianze a partire dall’esperienza di Nadia Gobbo, presidente della Cooperativa  Sociale Spazio Aperto, che gestisce 11 centri di accoglienza in provincia di Verona, compresa Costagrande. In collaborazione con l’associazione Terra Aperta, la cooperativa ha deciso di andare oltre la mera fornitura di beni di prima necessità, organizzando attività di sensibilizzazione nelle scuole e con la cittadinanza. “L’unico modo per creare vera integrazione e sconfiggere la paura ed il sospetto dei cittadini”, afferma  la presidente, “è far conoscere le esperienze dirette dei migranti, le sofferenze che patiscono per arrivare in Europa, ma anche le loro speranze.” “Solo la conoscenza diretta”, aggiunge, ”permette il superamento delle barriere di diffidenza verso l’altro”.

Molto toccante a tal proposito è stata la testimonianza di Mamadou, ragazzo del Gambia, piccolo paese africano martoriato dalla dittatura, che spinge molti ragazzi giovanissimi come lui a fuggire e ad iniziare il loro “viaggio della morte” per non essere costretti a fare una terribile scelta: arruolarsi nelle fila dell’esercito ed uccidere i propri connazionali o rifiutarsi ed essere uccisi. Mamadou ha raccontato con una competenza che più si addice ad uno studioso di politica internazionale che ad un giovane ragazzo ventenne, la triste storia del suo paese natale, ex colonia britannica, abbandonata al suo triste destino dalla comunità internazionale che poco conosce o poco si interessa di questa ennesima dittatura, distratta da altre crisi e da altre emergenze. “Tutti sappiamo che possiamo morire durante il nostro viaggio”, dice Mamadou, “ma meglio una morte possibile piuttosto che una morte certa nel nostro paese”. “Ora l’Italia è rimasta l’unica a preoccuparsi dei migranti mentre tutte le altre nazioni costruiscono muri veri o barriere di indifferenza. Per questo io ringrazio l’Italia che ci ha salvato”, conclude. Una testimonianza accorata e toccante seguita dall’intervento non meno interessante di Gianni Amaini, dell’associazione Vita Virtus di Verona, che ha raccontato della positiva esperienza di accoglienza di una famiglia pachistana di 8 persone, tra adulti e bambini. Un esempio di integrazione ben riuscita, nel quartiere e nel condominio dove alloggiano, che è letteralmente “rifiorito” e ringiovanito con l’allegria dei bambini ospitati.

Infine il racconto di Carmen, dell’associazione Progetto Melting Pot Europa di Padova, che ha descritto il viaggio ad Idomeni, in Grecia, cui hanno partecipato più di 300 persone, per toccare con mano la situazione disastrata di quel campo di accoglienza e per portare aiuto a bambini e adulti, disorientati e sprovvisti di ogni bene di prima necessità. Tra le loro iniziative anche la raccolta di fondi per comprare ed installare nel campo profughi un’antenna per il collegamento skype che sarà l’unico mezzo utilizzabile per inoltrare le richieste di asilo via Internet. Un altro progetto è la realizzazione di una tenda destinata alle donne del campo, dove potersi incontrare e farsi anche una doccia in sicurezza, in un campo che versa in situazioni igieniche disastrose.

 

Dobbiamo però precisare che il clima di serenità e condivisione che si stava creando tra i partecipanti è stato turbato dall’arrivo improvviso di una nutrita delegazione di ragazzi  con le teste rasate, in assetto paramilitare che si sono qualificati come esponenti del Veneto Fronte Skinheads.

Togliendo la parola ai relatori, hanno esposto un loro striscione e distribuito dei volantini contro l’accoglienza dei migranti.

Il loro arrivo ha lasciato sgomenti e anche un po’ preoccupati i presenti, visto le modalità di incursione e l’aspetto minaccioso del gruppetto, anche se alla fine non ci sono stati episodi di violenza e non è successo niente di spiacevole se non l’arrivo improvviso e assai invasivo di questi “visitatori”. Alla fine il gruppo si è allontanato dalla sala, ha raggiunto altri esponenti che stazionavano all’esterno dell’edificio, esponendo nuovamente il proprio striscione accanto alle bandiere degli organizzatori.

Ci dispiace che questo gruppo non si sia fermato per uno scambio di opinioni pacifico e democratico, argomentando meglio i propri slogan “mordi e fuggi” e ascoltando le ragioni e le esperienze di chi quotidianamente cerca, tra mille difficoltà, di dare un’accoglienza dignitosa a molte persone, adulti e bambini, fuggiti dalla guerra e dalle dittature.

Spiace constatare che ancora una volta abbiano perso un’occasione di confronto e magari di arricchimento, limitandosi a creare solo un po’ di scompiglio in una riunione di persone pacifiche.

Ci auguriamo che nei loro eventuali futuri blitz, che sembrano intensificarsi in questi giorni, il Veneto Fronte Skinheads ed altri gruppi simili vogliano veramente mettersi in gioco con proposte concrete ed argomentazioni un po’ più articolate, per cercare di capire e gestire al meglio quella che non è più un’emergenza occasionale, ma una realtà con cui non possiamo fare a meno di confrontarci.

Circolo Legambiente Fagiani nel mondo